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Pagina:La musica e il film.djvu/10

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12 s. a. luciani

produce nel teatro di musica fra il recitativo e il canto, il quale determina una stasi nell’azione. Ed è questa la ragione per cui l’opera in musica si è rivelata il genere meno adatto ad essere tradotto sullo schermo, dove si intensifica il dissidio fra le scene mute e quelle parlate che rallentano l’azione. Questo dissidio è acuito nel film muto da due fatti: la prolissità del dialogo e il silenzio ermetico delle scene mute. Non si è mai chiacchierato tanto sul teatro come nel film parlato, mentre nella realtà non si fanno lunghi discorsi ma si dicono battute ellittiche che sono illuminate da gesti e che spesso non hanno risposta che in gesti.

D’altra parte il silenzio assoluto non esiste se non nelle altitudini alpine o nel deserto, poichè come s’è detto una particolare atmosfera sonora caratterizza ogni ambiente. Ora la musica non solo può costituire l’atmosfera sonora delle scene mute, meglio dei rumori realistici ridicoli e inverosimili che si sentono di solito, ma aereare il dialogo e integrarlo sollevandolo in una sfera ideale con folate di lirismo strumentale. Basta pensare a certe scelte di Mancia competente o di Desiderio, due film in cui è sensibile l’influenza di Lubitsch, il regista che, come abbiamo osservato, si è dimostrato più musicale, per rendersi conto del contributo che quest’arte può portare alla rappresentazione cinematografica, esprimendo i sentimenti profondi dei personaggi con richiami tematici come nel dramma wagneriano o commentando maliziosamente l’azione come un invisibile Puck.


L’impiego della musica nel dialogo parlato non è cosa nuova. È il melologo o mélodrame della opéra comique. Si ricordi per esempio la scena nella Manon di Massenet in cui Des Grieux vede Manon per la prima volta, e in cui le parole che mormora fra sè sono intercalate dal famoso tema d’amore dell’opera. Ma, a proposito di questa maniera, di recitazione, conviene osservare che se nei brani narrativi o descrittivi la declamazione su di una musica uniforme può avere un effetto notevole, nei brani di carattere lirico la parola vincola l’espressione musicale e l’impeto della musica deve essere trattenuto per non sopraffare la parola declamata. In questo il difetto del genere, che resta una cosa ibrida e che, non ostante esempi ragguardevoli, non ha avuto fortuna. Non senza ragione Ildebrando Pizzetti nel musicare scene parlate nello Scipione ha sempre cercato di stabilire delle semplici armonie o tutt’al più un pedale sotto le parole. E una conferma della impossibilità di far coesistere il ritmo isocrono della musica con quello irrazionale della parola l’abbiamo avuta recentemente assistendo al Congresso mu-