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Pagina:La musica e il film.djvu/11

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la musica e il film 13

sicale di Firenze, ad un corto metraggio realizzato da Alberto Cavalcanti, intitolato Night mail, in cui la visione di un paesaggio visto da un treno in corsa era commentato da rumori realistici e da una musica ritmica su cui si svolgeva la declamazione di una poesia descrittiva su di un metro cadenzato. Le tre espressioni foniche, vale a dire il rumore, la musica e la poesia potevano coesistere benissimo con effetto gradevole ed efficace solo perchè lo stesso ritmo uniforme costituiva l’elemento comune a tutte tre le espressioni.

Come si vede nello spettacolo cinematografico la musica strumentale, il canto, la pura recitazione e il melologo possono trovare il loro più felice impiego. La sola difficoltà è nel passaggio graduale fra un genere di espressione e l’altro. Quello che importa è che il commento musicale sia concepito contemporaneamente alla sceneggiatura, e che tutte le scene mute siano girate tenendo conto della musica che dovrà animarle, poi che è la musica che, come osservavamo, deve determinarne la lunghezza.


Ma su i rapporti fra la musica e l’immagine nel film musicale conviene fare altre osservazioni.

Il sincronismo fra la musica e la visione spesso non deve essere, come quello della danza, prevalentemente ritmico, ma psicologico, come del resto accade anche a teatro. Delle scene movimentate possono quindi avere una musica uniforme e delle scene statiche una musica concitata. È questo quello che si chiama da alcuni «contrappunto ritmico». Ma il fatto più importante da rilevare è l’asincronismo normale fra la visione e l’audizione.

Il fenomeno era stato individuato con la consueta lucidità da Federico Nietzsche in uno studio poco noto sulla poesia e la musica. E oltre dieci anni or sono, prima dell’avvento del sonoro, avevamo detto precisando: «quando si ascolta la musica, la visione passa in seconda linea e quando i centri visivi sono eccitati in sommo grado, come appunto avviene durante la proiezione cinematografica, l’elemento visivo assorbe inevitabilmente l’attenzione dello spettatore». Questo accade normalmente e automaticamente a teatro. Nelle scene di carattere decorativo noi guardiamo e seguiamo l’azione, in quelle di carattere lirico, noi ascoltiamo il cantante. Il quale non commette un delitto estetico se si fa avanti alla ribalta, rivolgendosi al pubblico, che non lo guarda affatto e ascolta semplicemente la sua voce. Persino nella danza, dove sembra che visione e audizione siano strettamente con-