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| 14 | s. a. luciani |
giunte, accade alternativamente che si dia più importanza a particolari plastici o che la stessa visione della persona che danza dilegui innanzi ai nostri occhi come in una nebbia, se ascoltiamo la musica.
Ora questo è il principio più che estetico, fisiologico, cui bisogna osservare accompagnando con la musica delle visioni cinematografiche, visioni che, per il predominio della vista sull’udito e per speciali condizioni di ambiente (ossia l’oscurità della sala), diventano facilmente predominanti sugli elementi fonici. In altre parole si tratta di far passare sapientemente in primo piano la visione o la musica. Chè solo così può esservi integrazione fra i due elementi e non interferenza. Il problema della sceneggiatura come del montaggio del film è pertanto quello di far passare in primo piano la visione o la musica. Il quale problema si innesta poi in quello più radicale di far «vedere» o «sentire»; alternativa necessaria questa, a conservare alla rappresentazione cinematografica quell’elemento di suggestione che è alla radice di ogni espressione d’arte.
Ma questo passare in primo piano della visione o della musica non dipende soltanto dal genere e dalla intensità dinamica della musica, cosa cui non si dà sufficiente importanza, e che costituisce una vera e propria prospettiva sonora, ma dal «volume» della registrazione e della riproduzione, che non deve essere, come purtroppo accade spesso, arbitrariamente amplificato con effetti disastrosi. Chè l’amplificazione può diventare mostruosa come l’eccessivo ingrandimento di una fotografia.
Oltre questa prospettiva fisica, per cui la musica deve animare la scena senza sovrapporsi, ve n’è un’altra per così dire metafisica, per cui la musica assume un aspetto quasi immateriale. Così, per esempio, il Beaumarchais nei Jeux d’entr’acte della sua Eugénie, in cui l’azione continua silenziosa fra una scena e l’altra, prescriveva di accompagnare l’azione con una musica «leggera e lontana», a dare appunto la sensazione della notte e del silenzio. D’altra parte è noto che avvicinando al microfono un dato strumento, si possono ottenere nel «pianissimo» dei «primi piani» sonori. Così nel film A nous la liberté di René Clair la canzone cantata sottovoce nella scena della evasione.
Come si vede non solo la fonogenia dei mezzi di espressione è cosa importante quanto la fotogenia degli elementi visivi, ma molti effetti si possono ottenere solo per post sincronizzazione o sovrimpressione (mixage) e comunque non possono essere suggeriti che dalla pratica del teatro di posa.