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| la musica e il film | 5 |
suoni che si deve salire a quello delle immagini. E se questo non accade, la musica cessa di essere l’elemento essenziale e diventa puramente accessorio, se non addirittura ingombrante.
Perchè ciò non avvenga è necessario semplicemente che il musicista non cerchi di commentare l’azione già realizzata o concepita in tutti i suoi particolari, ma si ispiri nelle linee essenziali alla trama generale del soggetto, i cui particolari debbono poi essere determinati e suggeriti dalla musica stessa, chè la musica determina nella metà degli ascoltatori gesti o immagini visive. Non si tratta di una cosa nuova e di un procedimento escogitato per trovare alcunchè di singolare. È senz’altro quello che ha fatto una ventina di anni or sono Sergio Diaghileff nel comporre i suoi famosi balli. I quali sono stati generati da notissime musiche sinfoniche, e appunto per questo si differenziano dai vecchi balli e dalle vecchie pantomime, rappresentando, come abbiamo avuto occasione di sostenere ampiamente in un libro intitolato La rinascita del dramma, la forma più avanzata del teatro musicale.
Ora il cinema può andare ancora oltre in questa direzione e rappresentare la materia dei sogni più tenui: tutto quello, che è nei reami della favola e che, essendo fantasmagorico, è impossibile mettere in iscena su qualsiasi palcoscenico, per quanto moderno.
Un tentativo di realizzare questo dramma «fantasmagorico» fu fatto una diecina di anni or sono da A. Obey, l’autore della notissima commedia La sorridente Signora Beudet. Il quale immaginò per lo schermo delle trasposizioni di alcune musiche di Claudio Debussy, il più visivo dei musicisti moderni, con una penetrazione musicale e una fantasia non comuni. E ricordiamo quella del notissimo preludio intitolato: La Cathédrale engloutie.
Nella Cathédrale engloutie Debussy ha voluto esprimere musicalmente la leggenda della città di Ys inghiottita dal mare. La fluidità delle armonie e la profondità delle sonorità, ci danno la suggestione di un abisso oceanico, in cui dorme un tempio. Ora ecco come Andrea Obey realizza questa suggestione.
La collera di Dio ha inghiottito sotto il mare una città peccatrice e la sua cattedrale dove i morti vengono a pregare per il loro perdono. Le quattro prime battute di preludio gli servono per sovrapporre per due volte dei piloni fluidi, vertiginosi, di cui si perde la sommità. Si vedono sprofondare questi piloni nelle profondità sottomarine. Noi assistiamo al lavoro preliminare dell’architetto musicista costruttore di sogni.