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| 8 | s. a. luciani |
Esiste una profonda analogia fra il mondo dei suoni e quello delle forme e dei colori. La terminologia che denomina i suoni gravi o acuti, bassi o alti, scuri e chiari, dando loro, vale a dire, delle caratteristiche cromatiche o spaziali, è la conferma di questa analogia. Ora come la pittura rende l’impressione visiva del paesaggio, la musica moderna può rendere l’impressione uditiva dello stesso paesaggio. Fausto Torrefranca nella Vita musicale dello spirito ha definito con acutezza le relazioni fra l’impressione visiva e quella uditiva del paesaggio. «Il suono e l’eco delle voci del paesaggio — egli scrive — è la «rivelazione sintetica» di quel paesaggio: è la musica propria di esso. L’eco ampia solenne e ottusa che i suoni hanno quando cade la neve, l’eco fresca e netta, come acuita dalla brezza che è fra le colline a primavera, il tardo vibrare del campano pastorale nell’umidore della sera fra i monti, la chiarezza luminosa delle voci che cantano nel sole, l’improvviso rompere dei suoni che si accostano nella nebbia, il richiamo dell’uomo — più alto e di maggiore intervallo fra i monti che sul piano — e mille altre infinite modalità di risonanza, ecco ciò che riesce più sinteticamente descrittivo, più capace di integrazione, più ricco di consenso spirituale di ogni tentativo descrittivo: esso è l’inizio riassuntivo che vale più di ogni faticoso svolgimento».
Lo sviluppo dell’elemento armonico nella musica moderna ha portato naturalmente alla rappresentazione del paesaggio. I pezzi per pianoforte di Roberto Schumann, per non citare che i più noti, portano spesso dei titoli pittoreschi che danno una direzione determinata all’ascoltatore, ma è sopratutto nelle musiche di Claudio Debussy che l’elemento pittoresco e impressionistico si rivela compiutamente.
Ora se nelle musiche in cui prevale il ritmo esiste una continua e rigorosa corrispondenza fra la musica e l’immagine, sia che si tratti di una persona che danzi o di un cavallo che galoppi o di un corteo che sfili, nelle musiche in cui prevale l’elemento melodico o passionale, la musica è più lenta della visione corrispondente. Perchè è sufficiente un istante: un semplice giro d’occhi a definire uno stato d’animo, mentre occorre un certo tempo perchè un’idea musicale si estrinsechi. La musica allora deve limitarsi a costituire l’atmosfera dominante di una data scena, in cui la successione delle inquadrature deve essere lentissima.
E ancora più lenta, e determinata solo da modulazioni armoniche e da metabolie ritmiche, deve essere questa successione nei pezzi di carattere impressionistico, evocatori di paesaggi. Poi che il paesaggio per definizione è immobile. Il difetto del film di Ruttmann In der Nacht,