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| la musica e il film | 9 |
cui abbiamo accennato, a parte alcune immagini di indiscutibile bellezza evocate irresistibilmente dalla musica (foglie portate via dal vento, gocce cadenti in specchi d’acqua) è nell’aspetto movimentato che assume il paesaggio. Solo alcuni brevi pezzi, come potrebbero essere alcuni Preludi di Chopin, in cui un ritmo persistente crei una atmosfera suggestiva, possono evocare immagini naturali in movimento. Il primo Preludio in «do» per esempio può evocare una visione di fiamme, e l’ottavo in «fa diesis minore» che va sotto il nome di preludio della goccia d’acqua, evoca una successione di alberi squassati dal vento. Ma in questo caso, come nella danza, è il ritmo che prevale e che è comune alla musica e alla visione.
Infine è da osservare ed è questa una conseguenza delle osservazioni precedenti, che la visione non sorge contemporaneamente alla audizione, ma è la risultante di questa. Non senza ragione Debussy ha messo i titoli solo alla fine dei suoi preludî. La visione, in altre parole, non fa che sintetizzare nello spazio quello che la musica realizza «per gradi» nel tempo. E a titolo di curiosità se non di documentazione, riportiamo da un manifesto futurista, del 1924, compilato con Franco Casavola, un brano riguardante Le sintesi visive, con cui si cercava di risolvere il dissidio fra la visione e l’immagine.
«Noi risolviamo questo dissidio, è detto nel manifesto, creando le «sintesi visive» che sono la realizzazione scenica dell’idea dominante ed essenziale di un brano di musica. Nella stessa maniera che il calore diventa luce, la musica, nel punto culminante del suo svolgimento, diventa come incandescente, generando la visione, la quale deve apparire e dissolversi per gradi. Solo così l’equilibrio fra la sensazione musicale lenta e quella visiva rapida è ristabilito. Esempio: il preludio n. 20 in «do minore» di Chopin, si inizia con una frase «ff.» di carattere cupo, scandita largamente da una serie di accordi solenni. Segue, come una ripercussione, una seconda frase «f.». L’ultima frase è ripetuta «pp.» come un’eco, e si estingue su di un accordo tenuto.
La sintesi visiva di questo pezzo potrebbe essere una fuga di arcate potenti, viste in una luce tragica: la prima arcata enorme, in primo piano, le altre in prospettiva, decrescenti, se si vuol considerare il «ff.» iniziale e l’effetto del «diminuendo». Si può considerare invece l’effetto della eco che è nell’ultima parte del preludio e sintetizzarlo con una visione analoga, di riflesso o di miraggio. Infine il procedere del pezzo dalla regione bassa ad una più alta, può suggerire una forma