| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| 10 | s. a. luciani |
piramidale elevantesi nella luce. Il principio ammesso concede la più ampia libertà di interpretazione».
Ma tutte queste espressioni, puramente musicali non sono in fondo che delle espressioni di eccezione. Noi vogliamo piuttosto considerare l’impiego della musica nel film normale, nel quale crediamo debba costituire non l’elemento accessorio o decorativo, come accade di solito, bensì quello essenziale, nel senso che la musica deve esser chiamata a risolvere i problemi fondamentali tecnici ed estetici della rappresentazione cinematografica.
Mentre nel film muto la musica costituiva l’accompagnamento normale e continuo della proiezione, la possibilità di registrare i suoni con sistemi fotoelettrici ha determinato l’avvento del film parlato «al cento per cento», come si diceva una volta, nel quale il cinematografo che si era emancipato dal teatro, e che anzi era diventato «l’anfiteatro» tornava ad essere un teatro filmato. Senonchè si è sentita subito la necessità o almeno l’opportunità della musica per rompere la monotonia del parlato, e sin dai primi film sonori si è cercato di imbastire l’azione su di una canzone o su di un effetto drammatico o patetico determinato dalla stessa canzone. È questa la formula convenzionale, rimasta più o meno immutata nella pratica, prescindendo dai film infarciti della musica di un dato autore, come la troppo fortunata Sinfonia incompiuta battezzata nella edizione italiana Angeli senza paradiso.
Ma l’impiego della musica nei film di ordinaria produzione non è stato tanto empirico (il che non vorrebbe dir nulla, poi che in arte la pratica precede sempre la teoria) quanto ostacolato da pregiudizi realistici. Si è ritenuto cioè che l’impiego della musica dovesse essere giustificato sempre dall’azione, il che ha portato all’inconveniente di far cantare un personaggio con un pretesto più o meno convenzionale e discutibile. E come colmo di questa preoccupazione realistica, possiamo citare il caso di un regista che non voleva che fosse accompagnata da strumenti una canzone eseguita nel corso di una scena parlata, per la ragione che gli strumenti non si vedevano. Con una preoccupazione di questo genere non si sarebbe certo potuto realizzare la famosa e indimenticabile scena della passeggiata nel film Il congresso si diverte nella quale scena Lilian Harvey canta una canzone attraversando in carrozza tutta Vienna, accompagnata dal coro dei passanti; il che muta la scena realistica in una apoteosi fiabesca.
L’operetta è diventata spesso la formula conciliativa fra la verità scenica e le necessità della musica. E in questo Lubitsch si è rivelato