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| la musica e il film | 11 |
il regista più sensibile e raffinato. Ma una canzone è giustificata solo quando si inserisce con un effetto emotivo nel film. Così in Desiderio la canzone che canta accompagnandosi al piano Marlene Dietrich, si riflette con un effetto di comica sentimentalità sul volto del giovane innamorato (Gary Cooper) che l’ascolta. Il ritorno di una canzone suggestiva per le parole, eseguita come sottovoce, assume un valore simbolico nella scena dell’evasione nel film A nous la liberté di René Clair. Infine una canzone può assumere un valore intensamente drammatico come nel film di Malasomma La cantante dell’opera in cui un vecchio cameriere (G. F. Giachetti) trasale riconoscendo nel chiasso di un caffè, attraverso la radio, la voce della figliola, di cui da tempo non ha più notizie.
Nè è da trascurare la musica come sfondo sonoro di un gruppo di scene. Tale l’ossessionante «habanera» nel Capriccio spagnuolo di Sternberg o la musica di Honegger in alcune scene del recentissimo film di Pabst: Mademoiselle Docteur.
A parte le scene in cui una canzone o della musica in genere costituiscano un elemento decorativo o emotivo, la musica strumentale può essere chiamata ad accompagnare scene mute, in cui i rumori realistici siano sostituiti da suoni, e le parole ridotte tutt’al più a gridi o a voci. La musica non solo può creare delle oasi di lirismo, ma può trasfigurare il realismo brutale e urtante di molte scene. Brani di questo genere non sono frequenti nella produzione cinematografica. Si pensi invece all’effetto che fanno nell’opera il coro a bocca chiusa nella Butterfly o, per citare qualche cosa di più convincente, alla scena del Crepuscolo degli Dei, in cui il corpo di Sigfrido è trasportato sugli scudi e in cui l’azione è animata dalla famosa Marcia funebre.
Quello che importa subito osservare a proposito di queste scene puramente musicali è che la lunghezza e la successione delle inquadrature debbono essere determinate dalla musica. Perchè l’impiego convenzionale della musica è servito raramente ad attenuare quello che è il difetto essenziale del film sonoro: l’antinomia fra le scene parlate e quelle mute che un po’ per volta hanno riacquistato importanza; antinomia determinata dal ritmo differente che regge le due espressioni.
Il cinema muto è per così dire in uno spazio a quattro dimensioni, in cui cioè la durata del tempo è sensibilmente più rapida che nella realtà. Il cinema parlato rientra invece nelle tre dimensioni del mondo reale, poi che le scene hanno una durata normale. Analogo dissidio si