Pagina:La stipe tributata alle divinità delle Acque Apollinari.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

– 22 –

Sestilio Attalo, la leggenda del vaso di Quinto Cassio, e questo terzo di Quinto Licinio Nepote sono un forte argomento.

4. Tazza in rame lavorata al tornio di moltissima solidità e disegnata ai due terzi del vero. La leggenda NYMPHABVS MINVCIA.ZO.SI•ME DD ci dà a vedere, che cotesta liberta riconosce la salute ricuperata dalle sole Ninfe, e che non avendo forse con che pagare un migliore incisore, ebbe ricorso a questo, che sapea punteggiare una leggenda al modo che qui vedesi nel rame.

5. Lastrina di metallo cesellata, la quale riveste un cono tronco di piombo. Non è liscia, ma broccosa, come in verga che incomincia a vegetare.

6. Campanellino in rame.

7. Striscia metallica ripiegata ai margini superiore ed inferiore in angolo. Sembra servisse a rivestire un arnese di legno, di cui serba qualche avanzo. G. MVRDIVS è scritto su di essa; ma le altre piastrine, su cui vi dovea essere la continuazione della leggenda, non si sono trovate entro le acque.

8. Nocciuola che non v’è difficoltà di credere antica, chi ne vede la patina solidissima che la riveste.

9. 10. 11. È questa la forma del vaso milliario, o, a dirlo col nome che porta in fronte, dell’itinerario che abbiamo estratto dalle Acque Apollinari di Vicarello. Ognuno fa le meraviglie nel vedere il raffinamento della civiltà di cui è testimonio un itinerario maneggevole, scolpito nella tazza, che il viaggiatore porta seco nelle sue pellegrinazioni. Molto tardi noi siamo giunti ad avere gl’itinerarj nelle carte e ne’ libri.

La forma di tutti tre questi vasi è somigliantissima alla colonna milliare che era la prima dell’Appia e che ora conservasi in Campidoglio, in quanto è cilindrica al pari di quella, ed ha la sommità foggiata in una gola diritta e la estremità in una gola rovescia al pari di quella. Ma differisce in quanto all’acroterio, chè i nostri vasi non sono marmorei, ma sono d’argento, e non servono solo ad indicare la via, ma anche a contenere il liquore che vogliasi bere. Dovevano essere somiglianti altresì al milliario aureo, che Augusto avea fatto innalzare sull’ombelico di Roma, o in capo al foro romano, con la differenza che questi segnano il viaggio da Cadice a Roma, quello segnava, come generale, i viaggi tutti che intraprendere si potevano per l’orbe romano.

Di vasi milliari, come vasi che si adoperavano nelle mense, ne parla Ulpiano1. E se questi avevano qualche somiglianza co’ nostri, non la po-



  1. Ulpian. Dig. 34. 2, 19. §. 12.