Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/107

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338 la tempesta.

Che pentimento del misfatto e pura
Vita nell’avvenir.

Allo scoppio del tuono Ariele dispare. Ritornano,
    accompagnati da soave musica, i fantasimi e
    danzando, come sopra, con bizzarri e scherzevoli
    atteggiamenti portano via la mensa.

                       prospero.
                         (da sè).
                           Rappresentasti,
Mio gentile Arïel, mirabilmente
La tua parte d’Arpia. Con grazia molta
Tu sapesti imitar l’augel vorace,
Nè cosa alcuna ti sfuggì di quanto
Presagir t’accennai. Con pari acume
Ogni Spirto minore il vario incarco
Che gli detti adempì. Ben singolare
La destrezza ne fu, la maestrìa!
Della possente incantagion mi sono
Manifesti gli effetti. I miei nemici
Tutti il laccio avvinghiò della follia,
Tutti son essi in mio poter. Lasciamli
Nel delirio febbrile; e di Fernando,
Che credono sepolto in fondo al mare,
E di lei mia non pur che sua dolcezza,
Or si vada a cercar.
        (Prospero scende dall’altura e parte.)

                       gonzalo.
                              Signore! in nome