Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/69

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300 la tempesta.

Tre pollici soltanto, eterno io posso
Fargli quel sonno. E tu di questa vecchia
Incarnata prudenza al modo istesso
Ti potresti spacciar,
                    (addita Gonzalo)
                                   perchè non possa
Biasmar, censore impronto, i fatti nostri.
Non prenderti degli altri alcun pensiero;
Ciò che a ber gli darem, pari al micino
Che lecca il latte, beveranno; e quando
Scocchi l’ora prefissa a qualche impresa,
Da loro il cenno ne verrà.

                      sebastiano.
                                        L’esempio
Dammene, buon amico; e come al trono
Di Milan tu salisti, a quello io voglio
Di Napoli salir. Fuor la tua spada!
Un colpo solo liberar ti debbe
Dal tributo che paghi, e re ch’io sia
Tutto avrai l’amor mio.

                       antonio.
                                     Le spade insieme
Leviam: tu sur Alonso, io su Gonzalo.

                      sebastiano.
Un motto ancor.
  (Parlano sommessamente fra loro. Suono armonioso)

Torna ARIELE invisibile.


                            Previde il mio maestro,
Coll’arte che possiede, il gran periglio