Pagina:La zecca di scio.djvu/61

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Dell’epoca degli anzidetti grossi e colla stessa leggenda altre monete non conosciamo che alcune frazioni del tornese piccolo, tutte tra loro simili nel tipo e solamente vari nei segni degli zecchieri, e per questo appunto crediamo opportuno di produrle.

La prima di queste monetine (T. III, n.° 32) mostra da una parte il solito tempio dei tornesi con attorno Fiorellino zecca di Scio.svg CIVITAS Stella zecca di Scio.svg CHII Fiorellino zecca di Scio.svg, e dall’altra una croce potenzata con + CONRADVS Stella zecca di Scio.svg REX Stella zecca di Scio.svg R.

La seconda (T. III, n.° 33) ha la leggenda del diritto cosi: CIVITAS Fiorellino zecca di Scio.svg CII Fiorellino zecca di Scio.svg :, e quella del rovescio + CONRADVS • REX.

La terza (T. III, n.° 34) tiene un punto sotto il tempietto ed attorno CIVITAS : Fiorellino zecca di Scio.svg : CHII : Fiorellino zecca di Scio.svg : da un lato e dall’altro + CONRADVS Fiorellino zecca di Scio.svg REX R •

La quarta (T. III, n.° 35) ha CIVITAS Fiorellino zecca di Scio.svg CHII Fiorellino zecca di Scio.svg, e dalla parte della croce + CONRADVS • REX • R •.

La quinta (T. III, n.° 36) ha così la leggenda del diritto CIVITAS • CHII •, e quella del rovescio + CONRADVS R .....

Il peso in comune di questi cinque pezzi è di denari 1. 17. 10, pari a grammi 2.210 ; onde la quinta parte resta grammi 0.442 e calcolati a denari 1 di fine, ossia millesimi 83, come appaiono essere, avremo per caduno grammi 0.037 d’argento incirca; epperciò vi è tutta probabilità che fossero la metà del tornese piccolo, mai in sì minuti pezzi cercandosi la corrispondenza esatta coll’intiero.

E queste sono le monete che sinora vennero a nostra conoscenza essersi dai maonesi battute a nome proprio, cioè senza quello di principe straniero, sino alla metà del scolo XV, quantunque ne possano anche esistere anteriori, essendo Genova per causa delle intestine discordie continuamente passata in questo secolo dal dominio di Francia a quello di Milano; tuttavia è probabile che ciò non avvenisse sin verso il 1450, quando gli Sforza ne conservarono per notabile tempo il possesso; con tutto ciò di quest’epoca se ne ha una sola di argento battuta col nome di Galeazzo Maria duca di Milano, il quale, succeduto al padre Francesco nel dominio di questa città in marzo del 1466, la