Pagina:La zecca di scio.djvu/73

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Abbiamo ancora per comunicazione del prelodato P. Tonini un largo pezzo in rame, i cui conii furono certamente intagliati da un artista italiano (T. IV, n.° 54), nella cui terza parte superiore del diritto vedesi un’aquila nascente coronata, e nella parte inferiore in giro attorno il campo nel quale è il castello colle tre torri merlate, però toccando solamente l’orlo della moneta, la leggenda CIVITAT • CHIO • MONET • IVSTINIANA; nel rovescio poi vedesi una piccola croce con attorno Fiorellino zecca di Scio.svg CONRADVS Fiorellino zecca di Scio.svg REX Fiorellino zecca di Scio.svg ROMANORVM. Il suo peso è di grammi 5.500.

Il Friedlaender1 dal catalogo del museo Dunziano (Amburgo 1750, pag. 375, n.° 1921) cita una moneta con questa stessa leggenda, e che dalla sua descrizione appare uguale alla suddetta nel tipo, ma dice esser d’argento e pesare 5/16 di loths ossia grammi 4.575. Dal genere d’intaglio e dalla disposizione e forma della leggenda che nulla hanno di comune colle monete del secolo XVI al quale dovrebbero spettare, abbiamo quasi certezza che questi pezzi siano opera di qualche falsario piuttosto moderno, e forse dello stesso che falsificò quello d’argento sopra descritto col n° 49, abbelliendone l’impronto e portandone il diametro a 3 centimetri ed il peso a denari 5.23 ossia a grammi 7.625, ma che paragonato col genuino all’occhio pratico subito compare lavoro dei nostri tempi.

Per nulla omettere dobbiamo ancora notare che Vlastos2 descrive come sciotta una moneta che dice battuta prima dei Giustiniani, nel cui diritto sarebbe il busto di un arconte con quello di una bella giovane e la leggenda MONETA MACRI CHIO, e nel rovescio la figura dello stesso arconte che sposò Eumorfia figlia di Sclerione.

Da questa descrizione si vede che chi l’ebbe fra le mani non conosceva la numismatica del medio evo, poichè monete colla figura di un magistrato e della sua moglie con iscrizione latina e anteriori ai Giustiniani non possono esistere, avendo veduto che dal 1301 al 1329 apparteneva l’isola ai Zaccaria, e dopo il 1346 conosciamo quali furono le monete dei maonesi che tali impronti non poterono mai avere.

  1. Numismata inedita. Berolini 1840, p. 30.
  2. ΧΙΑΚΑ ΗΤΟΙ ΙΣΤΟΡΙΑ ΤΗΕ ΝΗΣΟΥ ΧΙΟΥ. ΕΡΜΟΥΠΟΛΕΙ, 1840. Tom. II, pag. 45.