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DELL'ANTHROPOLOGIA

Il che parmi in altrui di lor oragionevolmente avenuto. conciosiacosa che in tutte le loro poesie quasi altro non si contiene, che le discordie, gli adulteri, le sceleragini degli Dei, et le lor passioni per le cose de mortali, la sciocchezza, le guerre, i tradimenti, le dispersioni degli huomini, et delle città, la infamia della casta Didone, le lodi del crudelissimo Achille, et del fallace Ulisse: gli inganni de servi verso i padroni, l'avaritia de vecchi padri, il gettar de figliuoli: le libidini delle meretrici, et molte altre cose biasimevoli, et di malo essempio: ne quali studi avegna che maestro Girolamo s'affatichi per piacere à donne, à signori, et à prencipi, che lo carezzano, et favoreggiano per qualche lor men che honesto disiderio, che à cio gli muove: non di meno credo non sarà egli più lodato delle comedie sue, che io de miei versi, i quali odo da molti esser havuti in poco prezzo, hora con dir che n'ho fatto troppo, hora che sono stato troppo audace in farne di tante maniere, non prima da altri usate; et hora per una, hora per altra cagione incorrer nel morso de detrattori: et tutto cio procede percioche le scienze appò rare genti hanno pregio. Per la qual cosa quando ancora altra ragione non ci fosse, à mio giuditio fora più convenevole non disiderar laude di pochi, che andare cercando di scriver favole con biasimo di molti. Ne quell'altra sentenza del Poeta credo esser vera: che la femina per esser più picciola, et più proportionata, sia di miglior ingegno, et più atta alla dottrina: nel qual luogo opportunamente addusse l'essempio d'Aiace, et d'Ulisse. conciosiacosa che tra tutti gli animali non è il maggior dell'elephante; nondimeno non si legge d'altro