Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/101

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

RIME



LXIV


     Tanta è l’angoscia c’haggio dentro al core,
Che spesse fiate l’alma ne sospira;
E se un pensier non fusse che ’l dolore
Allevia quando Amor gli occhi suoi gira,
     5Io sarei già di questa vita fore:
Ora madonna che ’l mio mal desira,
Veggendomi languire a tutte l’ore,
Lieta è del male, e del mio ben s’adira.
     Onde mi spiace quel che Amore aggrada;
10Et è sì tale il duol ch’ogn’or rinnovo,
Che nelle vene il sangue mi s’agghiada.
     Amor, s’altro sollazzo ’n te non trovo,
Seguir non vo’ quel ch’a me tanto sgrada;
Che troppo affanno è quel che per lei provo.




LXV


     Guardate, amanti! io mi rivolgo a vui,
Perchè so ben ch’altrui
Intendere non può qual stato è ’l mio.
Amo quanto si può, ne per conforto
5Dell’amoroso affanno altro disìo
Che veder gli occhi della donna mia:
Et ella, perch’io sia
Fra gl’infelici amanti il più infelice,
Questo ancor mi disdice;
10E sol mi mostra tanto il suo bel viso,
Ch’io veggia che ’l mio duol le muova riso.


— 95 —