Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/232

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FRATE STOPPA



     Apri le labbra mie, dolce Signore,
Ch’i’ possa annunzïar la tua gran laude;
La qual mal conosciuta dà dolore
4A chi la preterisce o le fa fraude.
O theos Cristo maestro maggiore,
La mia parola, se ti piace, esaude;
E sol ti priego di esaudir mie’ prieghi,
8Prima che dall’aiuto tuo ci sleghi.
     Non so con qual colore e con qual faccia
Mi muova a far questa domanda pronta
Universal, perch’oggi ogni uomo scaccia
12Li tuo’ comandamenti, e ’l vizio monta;
E quanto più ci dai festa e bonaccia,
Tanto t’è fatto da’ cristian più onta;
Ma perchè s’apparecchian cose nuove
16Nel mondo, a domandar pietà mi muove.
     Pianga chi ha de’ Cristian fede tanta
Quant’è un granel di senape o di miglio;
Pianga la corte della Chiesa santa;
20Pianga quel di Baviera, ancor suo figlio;
Pianga il re d’Inghilterra che si vanta
Mettere a fondo il campo azzurro e ’l giglio;
Pianga ’l re di Buem e d’Ungherìa
24E quel di Francia, e pianga Italia ria.
     Doler si può ciascuno or nominato.
Pensando che ’l mastino arma la coda,
Venuto è il tempo tanto profetato.
28Nel qual sì proverà l’arme più soda.
In fino a qui più volte i’ v’ho cantato
Di quel ch’è suto: or chi si vuol sì m’oda;


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