Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/260

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
FAZIO DEGLI UBERTI

X


     Io so’ la magra lupa d’Avarizia;
Di cui mai l’appetito non è sazio,
Ma quanto più di vita ho lungo spazio
4Più moltiplica in me questa tristizia.
     Io vivo con sospetto e con malizia,
Nè lemosina fo, nè Dio ringrazio.
Deh odi s’io mi vendo e s’io mi strazio,
8Che mor’ di fame e dell’oro ho dovizia.
     Non ho parenti, nè cerco memoria,
Nè credo sia diletto nè più vivere
11Che d’imborsare far ragione e scrivere.
     L’inferno è monumento di mia storia;
E questo è quello bene in cui m’annidolo
14Il fiorin pregio, e Dio tengo per idolo.




XI


     Ed io Invidia, quando alcuno guardo
Che si rallegri, vengo umbrosa e trista;
Nei membri nel parlare e nella vista
4Discuopro il fuoco d’entro ove io ardo.
     Da fratello a fratel non ho riguardo:
Ognun sa ben quel che per me s’acquista;
Morir fè Cristo e cercare il salmista
8Dinanzi da Saùl co’ lo mio dardo.
     Io consumo lo core dov’io albergo:
Io posso dir ch’io sia discordia e morte
11Di città di reami e d’ogni corte.
     Ai colpi miei non può durare sbergo,
Per ciò ch’a tradimento gli disserro:
14Io dico colla lingua e non col ferro.




—254—