Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/278

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FAZIO DEGLI UBERTI

Che sempre fu recetto
D’ogni virtù et onorato ostello;
100Egli ha da lato il savio Cicerone.
Fabio Massimo è quel c’ha dirimpetto,
Che tien per mano stretto
Il dignitoso e nobile Marcello.
Mira due scogli, Fabrizio e Metello;
105Mira le man callose per l’arare
D’Attilio consolare
Che abbattè trionfando tante schiere.
L’altro è Siccio Dentato il battagliere
Che fu veduto nello stormo entrare
110E con onor tornare
Cento venti fiate a mie bandiere.
O figliuol mio, ornai leva il pensiere
In far mia voglia, e pensa se t’è briga;
Chè mal s’acquista onor senza fatiga.
115     Onor ti sarà grande et a me stato,
Se per tuo operar son consolata,
Essendo abbandonata
Da tutti que’ che mi dovrìeno aitare.
Raccomandar mi volli al mio senato
120Che m’ha con le sue man dilacerata:
La porta era serrata,
E trovai la ragion di fuora stare;
In su la soglia vidi, per guardare,
Superbia invidia et avarizia ria,
125E vietârmi la via;
Sì che miei passi indarno fer lor corso.
Or come avrò dal buon Carlo soccorso,
Che m’ha lasciata avendomi in balìa,
E non per mia follìa?
130O buon principio, dove se’ trascorso!
Nè spero da’ Pugliesi aver soccorso
Che fan contento ogni uomo a cui diletta
Giusto giudicio e divina vendetta.
     Però surgi gridando, o figliuol mio!
135Desta gl’Italiani addormentati,
D’amore inebriati
Delle triste guardiane ch’or nomai.


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