Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/289

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RIME

     Com’io posso, comincio, tua virtute
Superinfusa aspettando che vegna;
87Tal che per te le mie cose vedute
     In questo stile che appresso disegna
La mano acquistin lode, e il tuo valore
90Fino a le stelle, siccome di degna
     Donna, si stenda con eterno onore.


(Questo e i due seguenti ternari sono tratti dall’Ameto.)



III

CANTO DI AMETO


     Febo salito già a mezz’il cielo
Con più dritto occhio ne mira, e raccorta
3L’ombra de’ corpi che gli si fan velo;
     E zefiro suave ne conforta
Di lui fuggire e l’ombre seguitare.
6Fin che da lui men calda ne sia porta
     La luce sua, che nell’umido mare
Ora si pasce et in terra pigliando
9Il cibo qual a sua deità pare.
     Et ogni fiera ascosa, ruminando
Quel c’ha pasciuto nel giovane sole,
12Tien le caverne lui vecchio aspettando.
     Fra l’erbe si nascondon le vïole
Per lo venuto caldo, e gli altri fiori
15Mostran bassati quanto lor ne duole.
     Nessun pastore or è rimasto fuori
Ne’ campi aperti con le sue capelle,
18Ma sotto l’ombre mitigan gli ardori.
     Taccion le selve, e tace ciò che ’n quelle
Suol far remore; e ciò che fu palese
21Al basso Febo or è nascoso in elle.
     Le reti ora per venti son distese;
E gli archi per lo caldo risoluti
24Porger non possono or le gravi offese;


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