Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/359

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RIME

Ma poco fu dal castel dilungato,
Che tornò in drieto con chiaro visaggio,
E disse — O signor saggio,
Perchè non mi hai tu fatto bastonare,
65Siccome agli altri sei uso di fare? —
     Disse il signor — Perchè non l’hai servito;
Chè il mio comandamento hai tutto fatto.
Ma egli c’è alcun matto
Che vuol esser signor di casa mia:
70S’i’ dico — Togli, — i’ son mal ubbidito,
Ma che io tolga ei mi risponde ratto;
E par che sia di patto
Che a ciò ch’io dico tengan questa via,
E voglion pur del mio far cortesìa:
75Ond’io per questo gli fo gastigare.
Tu hai saputo fare,
Ch’a’ miei comandi non hai contradiato;
E però non se’ stato bastonato. —
     Canzon mia, di’ — Chi non vuol bastonate;
80Chi arriva a casa altrui, ed egli piaccia;
Quel che gli è detto, faccia,
E faccial tosto senza far contese:
Ch’egli è buono imparare all’altrui spese. —


(Da L’Etruria, Studi di filologia; anno secondo, Firenze, 1852.)


IX


     I Fra’ Minor della povera vita
Chiamar si fanno da noi.......
Vera cosa è che non toccan danari,
4E ’nsaccherebbon con le cinque dita.
     Ed hanno letti e mensa sì fornita
Che fra li paltonieri han pochi pari.
Vera cosa è che non portan calzari.
8Dell’altre cose hanno buona partita.
     Non fe così messer santo Francesco,
Quando alla Vernia stava in orazione;
11Ma fe d’un sasso letto panca e desco;


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