Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/397

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RIME

La sua virtù è alta:
140Che volle a sè tal uom per gran virtute;
Li re antichi e buon Roman seguendo,
Che per la lor salute
Cercavan sempre valorosi e degni
Facendoli consorti dentro a’ regni.
145     Canzon, io ho paura e nulla temo.
Paura ho che mai nessuna rima
Segua com’uom che vegna sì eccellente:
Non temo di costui, ch’al ciel supremo
Ricevè il don che niun maggior si stima:
150Nè di mia vita curo omai nïente,
Che disïava il viver pel vivente;
Che morte nel dì terzo
Del sollïon, settantaquattro e mille
Trecento, spense qui le sue faville.


(Dal vol. II delle Rime del Petrarca (Padova, pei tipi della Minerva, 1827); dove è impressa corretta sur un codice trivulziano.)



XXIX

A GREGORIO XI

(1375)


     Gregorio primo se fu santo e degno,
Il libro de’ morali e gli altri scritti
Ne fanno prova e la sua santa vita:
E se ’l secondo poi seguì tal segno,
5Per lui fur li Franceschi a fede ritti,
Del suo distribuendo ogni partita:
Il terzo fece la resìa bandita:
D’Italia il quarto cacciò i Saracini:
Il quinto giusto fu ne’ suoi confini:
10Il sesto con ragion beato visse:
Il settimo soccorso da Guiscardo


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