Pagina:Le antichita Romane (Piranesi)-1.pdf/32

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Tomo IV dalla Tavola XLIX alla LII. Questo Tempio è stato convertito in Chiesa di S. Maria Egizziaca.

166. Fornice quadrilatera vicino la Chiesa di S. Giorgio in Velabro, dimostrata nella Tavola XXI di questo Tomo alla fig. II. Ella è una delle due fabbricate di Stertinio nel Foro Boario, ed è ornata di due ordini di nicchie, nelle quali erano i segni dorati secondo la relazione di Tito Livio nel 3 della 4 decade. Sono sul piano A della cornice delle di lei quattro basi alcuni buchi corrispondenti sotto la gola della cornice medesima, stativi fatti o contemporaneamente alla Fornice, o almeno in tempi ne’quali ella era rispettata, atteso l’esser’eglino disposti in ugual distanza e simetrìa. Vi mancano fra le nicchie dell’uno e l’altr’ordine le colonne e le cornici, ed è deturpata negli altri suoi ornamenti. I molti forami che viepiù la sfigurano, vi furon fatti da’Barbari ne’tempi bassi per tome i perni di ferro e di bronzo, come ho detto altrove. Negli stessi tempi fu ridotta a uso di torre, come si vede dall’avanzo e dalla maniera de’muri riportati sopra il second’ordine delle nicchie, i quali si notano nella figura fra le lettere B, e C.

167. Monumento antico eretto nel Foro Boario dai Cambiatori della moneta, e dai Negozianti de’buoi, a Settimio Severo, a M. Antonino Caracalla, ed a Giulia Madre dello stesso Antonino, come apparisce dalla seguente iscrizione.


IMP. CAES. L. SETLMIO. SEVERO. PIO. PERTINACI. AVG. ARABIC. ADIABENIC. PARTHIC
MAX. FORTISSIMO. FELICISSIMO
PONTIF. MAX. TRIB. POTEST. XII. IMP. XI. COS. III. PATRI . PATRIAE . ET IMP. CAES. M. AVRELIO. ANTONINO. PIO. FELICI . AVG. TRIB. POTEST. VII. COS. III. P. P. PROCOS FORTISSIMO . FELICISSIMOQVE. PRINCIPI. ET IVLIAE. AVG. MATRI. AVG. N. ET. CASTRORVM. ET. SENATVS. ET. PATRIAE. ET. IMP. CAES. M. AVRELII
ANTONINI. PII. FELICIS. AVG
PARTHICI. MAXIMI. BRITANNICI. MAXIMI ARGENTARII. ET. NEGOTIANTES. BOARII. HVIVS DEVOTI. NVMINI. EORVM

Questo monumento è situato vicino alla summentovata Fornice, come si dimostra nella predetta fig. II della Tavola XXI di questo Tomo alla lett. E.

168. Porzione della Cloaca Massima scoperta e quasi riempiuta dal dirupamento del piano di Roma ov’è la cartiera, vicino alla detta Chiesa di S. Giorgio. Entrano in questa parte della Cloaca due acque provegnenti dal Palatino: L’una che sorge quasi appiè del detto dirupamento, e che si vede nelle decrescenze del Tevere; allorchè la Cloaca non la soverchia ricevendo il rigurgito delle di lui acque: l’altra condottata per uso della cartiera in rivo sotterraneo da me fatto visitare da un garzone della cartiera medesima, il quale mi ha riferito, che internatovisi per lungo tratto l’ha ritrovata procedere dalla parte verso la Chiesa di S. Anastasia, sin dove gli è stato facile l’avanzarsi per il largo transito di molte stanze sotterranee per le quali passa la dett’acqua; cosicché queste procedono dal Palatino secondo la naturale produzione che ne fanno i monti, e gli altri colli di Roma; e queste sono di quelle acquo, di cui al riferire di Frontino si servirono i Romani, oltre quelle de’ pozzi e del Tevere, per lo spazio di 441 anni dall’edificazione di Roma, allorchè non aveano le condottate da luoghi lontani, come riferisco contestualmente al Commentario dello stesso Scrittore nella spiegazione della Tavola degli Aquedotti al § 5. Mi sia lecito pertanto di riprendere la supposizione de’moderni scrittori, che queste due sorgenti provvenissero dai laghi di Giuturna e spezialmente di Curzio, non solo colla predetta indicazione della loro origine, ma col testimonio di Ovidio nel VI de’Fasti, ove dice:

Haec ubi nunc Fora sunt, udae tenuere paludes;
     Amne redundatis fossa madebat aquis
Curtius ille lacus, siccas qui sustinet aras.
     Nunc solida est tellus, sed lacus ante fuit.

Dalche si deduce chiaramente, che siccome il Foro Romano era dapprincipio inondato dal Tevere, il laco di Curzio ch’era nel Foro fosse formato dalla stess’alluvione, la quale sendo dipoi stata ripressa, venisse anche a cessare il lago, e che cessato questo non vi