Pagina:Le antichita Romane (Piranesi).pdf/2

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PREFAZIONE


AGLI STUDIOSI DELLE ANTICHITÀ ROMANE.




Se la semplice esteriore osservazione degli avanzi delle antiche magnificenze di Roma è bastata a riformar negli ultimi tempi l’idea del buon gusto dell’architettura, depravato per l’innanzi dalle rozze e infelici maniere de’ Barbari; e se l’applauso delle antiche fabbriche è sempreppiù cresciuto presso le nazioni le più culte dell’Europa, si debbono veramente imputare di trascuraggine e di stupidità i nostri architetti, nell’averne tralasciate le perquisizioni a fondo, colle quali si sarebbe stabilita la gravità e la maniera la più soda di fabbricare, che (mi sia lecito il dirlo) peranco si desidera negli odierni edifizj. La gloria però di essere stato il primo a riparare a questa trascuratezza, si debbe al nobilissimo milord Jacopo Caulfield, visconte di Charlemont, il quale, nella sua età giovanile, fra la generosità del sangue e le più rare doti della vita politica, ha saputo distinguere il pregio di tali studi, con essersi trasferito nella Grecia, nell’Egitto, e ultimamente in Roma a far le più esatte ricerche sulle maniere degli antichi edifizi; cosicchè avendo un sì nobil esempio servito di stimolo agl’ingegni i più elevati, e della sua e delle altre nazioni ad intraprendere i medesimi studi; e vedendo io, che gli avanzi delle antiche fabbriche di Roma, sparsi in gran parte per gli orti ed altri luoghi coltivati, vengono a diminuirsi di giorno in giorno o per l’ingiuria de’ tempi, o per l’avarizia de’ possessori, che con barbara licenza li vanno clandestinamente atterrando, per venderne i frantumi all’uso degli edifizi moderni, mi sono avvisato di conservarli col mezzo delle stampe, animatovi dalla sovrana beneficenza del regnante sommo pontefice, Benedetto XIV, che fra le gravissime cure del suo pontificato, ha sempre riguardata con ispecial propensione, e promossa la cultura e delle arti liberali, e delle Antichità Romane, coll’avere istituita in di loro riguardo una particolare accademia, ed arricchito il museo capitolino di antiche statue, e di molti altri illustri monumenti per ischiarimento della storia sì sacra che profana.

Ho perciò ritratto ne’ presenti volumi, colla squisitezza possibile, i predetti avanzi, rappresentandone molti non solo nel loro prospetto esteriore, ma anche in pianta e nell’interno; distinguendone le membra per via di sessioni, e profili; e indicandone i materiali, e talvolta la maniera della loro costruzione , secondo quel che ho potuto ritrarre nel decorso di molti anni da infaticabili esattissime osservazioni, cavi, e ricerche; cose che non sono mai siate praticate per l’addietro, e che possono servire particolarmente alla dilucidazione de’ precetti di Vitruvio relativi al ripartimento che si dimostra, sistenza, maestà, e venustà delle fabbriche sull’esempio degli avanzi, come nella presente opera.

Quel che però nel proseguir dell’impresa ha esatto da me un serio e laborioso studio, è stato non tanto l’aver dovuto dare le denominazioni ai detti avanzi, quanto il situare molte delle antiche fabbriche, le quali (tutto che non ne rimanga in oggi verun vestigio) ho dovuto rapportare in pianta per necessità dell’impegno; poiché mi sono avveduto di non poterne dedurre un positivo accerto da quel che ne hanno scritto gli autori moderni per non essersi essi ingeriti nella inquisizione de’ medesimi avanzi, e de’ luoghi ove suppongono essere state le mancanti fabbriche, o per la loro ignoranza dell’architettura, o per la mancanza di una esatta pianta di Roma, e in conseguenza per la inconsiderazione de’ luoghi medesimi: dal che è derivato l’aver eglino supposta una fabbrica per un’altra, come ho riconosciuto dalla impropriazione, ed assegnatene molte ad un luogo, ove sarebbono state incompatibili o per l’unità, o per l’angustia. Cosicchè, destituito in molti casi del soccorso de’ moderni scrittori, mi è stato necessario il ricorrere alle memorie degli antichi, studiandomi di ridurre alla più certa precisione, come si vedrà nel complesso dell’opera quel ch’è in essi di più vago ed oscuro, con una matura riflessione su i loro passaggi, unita ad un’esatto confronto co’ detti avanzi, e alla definizione certa de’ luoghi, la quale ho potuto ritrarre dalla esattissima topografia di Roma, da me riportata in principio per iscorta agli studiosi nel rintracciare i medesimi avanzi.

Affine poi di non esser prolisso, ho tralasciato le prove delle mie assertive, ove ho giudicato di uniformarle a’ mentovati moderni scrittori, ed ove si tratta di cose provate dai medesimi o con tutta la conclusione, o colla probabilità la più plausibile. Perlocchè spero di conseguire il fine propostomi di giovare al Pubblico e nello studio dell’ architettura, e nella cognizione degli odierni residui della romana magnificenza negli antichi edilizi.




INDICE


O SIA SPIEGAZIONE DELLE VESTIGIA A DI ROMA ANTICA, DELINEATA NELL’ANTEPOSTA TAVOLA TOPOGRAFICA.


N.B. Il seguente indice riguarda soltanto la spiegazione della topografia circoscritta dalle moderne mura di Roma. I frammenti poi dell’antica icnografìa che le sono posti all’intorno, assieme colle altre loro immediate tre tavole, hanno separatamente, come si è veduto qui innanzi, i loro rispettivi indici calcografici.


Prima di denominare e dichiarar gli avanzi delle fabbriche ed altre antichità, contrassegnate dai numeri nella topografia, si avverte, che la circonferenza de’ punti notata nell’interno colla lettera A, dimostra il circondario delle mura di Roma colle di lei porte prima della dilatazione fattane dall’imperadore Aureliano. Un tal circondario ostato da me determinato mediante una matura consulta degli antichi scrittori, i quali parlano delle fabbriche e de’ luoghi che confinavano col medesimo: tralasciando per la brevità di rapportar qui le prove di questa determinazione, le quali si vedranno dedotte, come in luogo più proprio, nella grande icnografia di Roma antica che son per dare alla luce.

Cominceremo intanto la spiegazione della topografia dal giro esterno intorno alle odierne mura di Roma, e precisamente dalla ripa del Tevere incontro il monte Testaccio, scorrendo dall’asterisco * secondo l’ordine de’ numeri consecutivi. Ma prima di ogni altra cosa, stimo bene di dare a conoscere la differenza della costruzione delle mura d’Aureliano dai risarcimenti in esse fatti da Arcadio ed Onorio, da Belisario, da Totila, da Narsete, da’ Sommi Pontefici, e da altri. Su di che basterà di far osservare, che quelle d’Aureliano sono fabbricate a corso di tavolozza triangolare martellinata al difuori, e riempiute di opera incerta, cioè d’ogni sorta di scaglie poste orizontalmente , e tra di loro ben nudrite di calcina e di pozzolana: ed ogni tre o quattro palmi hanno un letto di tevoloni che legano insieme ed uniscono l’opera incerta coi detti corsi di tevolozza, affine di render la costruzione stabile e ferma, come si può vedere nella Tav. VIII di questo tomo, alla figura I. Si vedono poi le stesse mura munite di frequenti torri, e costruite nell’interno con una ordinata arcuazione, e con feritoje, o siano picciole finestre sotto ad ogni arco, corrispondenti nell’esterno. Lochè, secondo il costume de’ tempi antichi, serviva per le sentinelle, come si dimostra nella detta Tav. VIII, alla fig. II.

Se nel nostro giro ci abbatteremo ne’ risarcimenti fatti da Costantino Magno alle medesime mura, senz’altra dimostrazione giovi sapere, che sono della medesima costruzione di quelle d’Aureliano.

* Dall’asterisco fino al num. 1, le mura son quasi affatto distrutte.

1. Dal num. 1 fino al 2, ov’è la piramide di Cajo Cestio, le mura sono antiche, e forse del tempo d’Aureliano, ristorate però in molti luoghi dagli Antichi e da’ Moderni.

2. Piramide sepolcrale di Cajo Cestio, ai fianchi della quale si appoggiano le mura. Di questa piramide faccio particolar dimostrazione nel Tomo III, dalla Tav. XL alla XLVIII.

3. Porta chiusa. Si deve avvertire, che accanto ad ogni porta aperta ve n’è altra chiusa. L’uso di queste può essere stato per aprirle nelle sortite contro il nemico, qualora questi superata la porta esterna si fosse occupato a combattere l’interna, o sia l’antiporta.

4. Porta di S. Paolo sulla via che conduce a Ostia.