Pagina:Le aquile della steppa.djvu/58

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52 Capitolo sesto.

Voglio sfidare le palle di quei miserabili al tuo fianco, mio valoroso Hossein. —

Il giovane guardò la fidanzata con orgoglio, poi disse:

— Come sei la più bella fanciulla della nostra steppa, sei anche la più ardita. Vieni, mia dolce Talmà, noi mostreremo alle Aquile come sanno combattere gli uomini del Caspio e le fanciulle dell’Aral. —

La prese per una mano e la trasse verso il muricciuolo dove i servi, inginocchiati, l’un presso l’altro, mantenevano un fuoco vivissimo contro i predoni, che tentavano di farsi sotto per dare la scalata alla casa.

La lotta si era impegnata vivissima. Gli assedianti, che erano in grosso numero, erano sbucati dalle alte erbe, in mezzo alle quali si erano tenuti fino allora nascosti per non esporsi al tiro degli assediati e strisciavano sulla terra sgombra, spingendo innanzi a loro una scala lunga e massiccia.

Parecchi si erano però tenuti indietro e, mezzo celati sul margine della steppa erbosa, sparavano sulla galleria per cercare di allontanare i difensori.

Hossein e Talmà, riparati da uno dei massicci pilastri che reggevano l’orlo del terrazzo sovrastante, avevano a loro volta aperto il fuoco, mentre un servo, inginocchiato dietro di loro, ricaricava i fucili di ricambio.

La fanciulla, abituata alle scorrerie dei banditi della steppa, che più volte avevano già assaliti i villaggi sarti, non manifestava alcun timore e sparava tranquillamente, orgogliosa di mostrare il suo coraggio al nipote del fiero beg.

Solo, di quando in quando, volgeva la testa verso il fidanzato scambiando con lui un sorriso.

La fucilata diventava di momento in momento più intensa. I banditi irritati di essere tenuti in iscacco da un così piccolo numero di difensori, che credevano di spazzare via con tutta facilità, si spingevano audacemente innanzi, quantunque molti di loro giacessero a terra morti o feriti.

Hadgi li spingeva all’attacco, urlando ferocemente e promettendo ai suoi uomini le teste dei servi di Talmà. Forse fra i banditi vi era anche il mestvires, che era il vero capo di quell’accozzaglia di ladri, però il furfante si guardava bene dal mostrarsi.