Pagina:Le avventure d'Alice nel paese della meraviglie.djvu/55

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e racconto con la coda. 39

“Peccato che non sia restato!” disse sospirando il Lori, appena che il Sorcio si perdè di vista; e un vecchio granchio colse quella opportunità per dire alla sua figlia, “Amore mio, ciò ti serva di lezione, e bada a non andar mai in collera!”

“Sta zitto Babbo,” rispose la piccina con un fare sdegnosetto. “Tu provocheresti anche la pazienza d’un’ostrica!”

“Ah se Dina fosse quì!” disse Alice, parlando ad alta voce, ma senza rivolgersi a chi che sia. “Lo porterebbe indietro in un momento!”

“Perdoni la curiosità, chi è Dina” domandò il Lori.

Alice rispose sollecitamente, perchè la era sempre pronta a parlare della sua prediletta: “Dina è la nostra gatta. È un vero paladino quando va a caccia di sorci! E se la vedeste correr dietro agli uccelli! Visti e presi!”

Questo discorso produsse un impressione vivissima nell’assemblea. Alcuni uccelli volarono via di botto: una gazza vecchia si avviluppò ben