Pagina:Le cento novelle antiche.djvu/27

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siccome si convenia, per la parte della sua Maestade, e per la parte dello loro soprascritto signore donaronli le sopra dette pietre. Quelli le prese, e non domandò di loro virtude: fecele riporre, e lodolle molto di grande bellezza. Li ambasciadori fecero la domanda loro, e videro li costumi e la corte. Poi dopo pochi giorni addomandaro commiatoFonte/commento: 170. Lo ’mperadore diede loro risposta, e disse: ditemi1 al signor vostro, che la miglior cosa di questo mondo si è misura. Andaro li ambasciadori, e rinunziaro2, e raccontaro ciò ch’aveano veduto et udito, lodando molto la corte dello ’mperadore ornata di bellissimi costumi, e ’l modo de’ suoi cavalieri. Il Presto Giovanni, udendo ciò che raccontaro li suoi ambasciadori, lodò lo ’mperadore, e disse ch’era molto savio in parola, ma non in fatto, acciocche non avea domandato della virtù di così care pietre. Rimandò li ambasciadori, et offerseli, se li piacesse, che ’l farebbe siniscalco della sua corte. E feceli contare le sue ricchezze e le diverse generazioni de’ sudditi suoi et il modo del suo paese. Dopo non gran tempo, pensando il Presto Giovanni, che le pietre ch’avea donate allo ’mperadore avevano perduta loro virtude3, dappoi che




  1. ditemi. Qui l’affisso mi non fa verun ufficio, e v’è per puro riempitivo. Legge ditemi anche il Borghini.
  2. rinunciaro. Qui val riferirono. Questo verbo trovasi talora ne’ trecentisti nel senso ora detto. È il renuntiare de’ Latini.
  3. avevano perduta loro virtude. Non è già che l’avessero perduta effettivamente: ma, quantunque la ser-