Pagina:Le confessioni di Lev Tolstoj.djvu/19

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le confessioni 17

grande latitudine alla gente primitiva, ai bimbi dei contadini, permettendo loro di scegliere nel progresso la via preferita. Ma in realtà io giravo sempre intorno allo stesso problema insolubile, che consisteva nell’insegnare senza saper che cosa insegnare. Nelle alte sfere dell’attività letteraria, capivo che non si può insegnare, poichè avevo visto che tutti insegnavano cose diverse e non riuscivano a nascondersi reciprocamente la propria ignoranza che discutendo fra di loro; ma qui, coi bimbi dei contadini, credetti di poter girare quella difficoltà lasciando che essi imparassero ciò che volevano.

Mi par strano ora il modo con cui divagavo per sfogare il mio desiderio d’insegnare, sapendo benissimo, nel mio intimo, che non potevo insegnare nulla di ciò che sarebbe stato necessario, poichè l’ignoravo io stesso. Dopo un anno trascorso occupandomi della scuola, partii la seconda volta per l’estero, con lo scopo di impararvi il mezzo per arrivare ad istruire gli altri, pur non sapendo nulla io stesso.

Mi parve di averlo imparato e, forte di tutta questa saggezza, l’anno dell’emancipazione dei servi tornai in Russia dove, dopo aver accettato la funzione di arbitro territoriale1, mi misi ad insegnare al popolo ignorante nelle scuole, e alle persone colte in una rivista che cominciai a pubblicare. E mi pareva che tutto andasse bene; pure sentivo che il mio spirito non era completamente equilibrato e che ciò non avrebbe potuto durare a lungo. Mi sarei forse dato allora a quella disperazione a cui

  1. Funzione istituita al tempo dell’emancipazione dei servi per regolare le controversie fra contadini emancipati e i proprietari.