Pagina:Le confessioni di Lev Tolstoj.djvu/53

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le confessioni 51

la vita, dei milioni di esseri, non mettono in dubbio il suo senso.

In verità, dai tempi lontani che la vita, di cui so qualche cosa, esiste, vi furono uomini che conobbero questo ragionamento della vita e mi condussero a trovarla assurda. Eppure essi hanno vissuto, attribuendo alla vita un senso qualunque.

Da quando la vita si manifestò presso gli uomini, essi ne hanno compreso il senso e hanno condotto questa vita fino a me. Tutto ciò che è in me e intorno a me, corporeo o spirituale, tutto è il frutto della loro scienza della vita.

Questi stessi strumenti del pensiero, coll’aiuto dei quali analizzo questa vita e la critico, son stati fatti da essi e non da me. Io stesso nacqui, fui allevato, crebbi grazie ad essi. Furono essi ad estrarre il ferro, a tagliare il legno, ad addomesticare le mucche ed i cavalli, ad imparar a seminare, ad organizzar le società, ad orientar la nostra vita, ad insegnarmi a pensare e a parlare. Ed io, loro allievo, io, nutrito, allevato da essi, io che penso pei loro pensieri e le loro parole, io ho loro provato che essi sono un controsenso!

«V’è in ciò qualcosa che non va, mi dicevo. Mi devo esser sbagliato in qualche punto».

Ma non potevo trovare dove fosse l’errore.


VIII.


Ora sono in grado di esporre, più o meno logicamente, tutti questi dubbi, ma allora non avrei potuto farlo; sentivo soltanto che, nonostante tutta la logica e la certezza delle mie con-