Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/192

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184 le confessioni d'un ottuagenario.


— Il resto lo sapranno i preti; per me mi basta che siano purificati, e non m’importa tanto del cerimoniale. Ehi! Lucrezia Lucrezia! guarda là tuo fratello, che bella figura ci fa col suo schioppo in spalla e la coccarda sul cappello!

— Eh lo vedo io! Se non fossi sua sorella me ne innamorerei!... Sai ch’egli ha giurato di ammazzare tutti i re, tutti i principi, e perfino il Papa?...

— Sì?... Bravo lui per diana! è capace di mantener la promessa. L’ho veduto io rompere il muso ad uno sbirro, perchè gli avea pestato sul piede all’osteria. Viva la Repubblica!... —

Tutte quelle gole infaticabili si unirono allora a quel grido frenetico. — Viva la Repubblica!... Viva Bonaparte!... Viva la Repubblica Cisalpina!...

— Ehi! — chiese timidamente alle compagne quella che voleva vestire di scarlatto il Direttorio. — Sapreste dirmi dov’è e cos’è questa Repubblica?... Io non la vedo... È forse come Maria Teresa che stava sempre a Vienna e ci mandava qui un sotto-cuoco?

— Morte al Governatore! — gridò l’altra per purificarsi intanto le orecchie dalle memorie servili richiamatele dalla compagna. — Indi si mise a darle un’idea chiara di quel che fosse Repubblica, accertandola ch’essa era come una padrona che non si prende cura di nulla, che vive e lascia vivere, e non fa lavorare la povera gente a profitto dei ricchi.

— Vedi, — soggiungeva essa. — La Repubblica c’è, ma nessuno l’ha mai veduta; così non se ne prendono soggezione, e ciascuno può gridare, fare, girare, strepitare a sua posta, come se non ci fosse nessuno.

— E cosa dite mai che non c’è nessuno? — s’intromise con una vociaccia arrocata dal gran gridare la Lucrezia. — Non vedete che ci sono i Francesi ed anco i Cisalpini?