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Pagina:Le memorie della contessa Spaur, ossia, La fuga di Pio IX da Roma a Gaeta nel novembre 1848 (IA lafestadellaimma00unse).pdf/10

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sebbene assai breve, pure comprende la misura delle maggiori amarezze provale dal Santo Padre, le quali giunsero al colmo nel suo allontanamento da Roma e dai suoi Stati, mi sembrò conveniente di dare alla stampa questa relazione, onde soddisfare la curiosità di coloro, che bramassero di conoscerne anche le più minute particolarità. Se le mie parole in causa della mia inesperienza nello scrivere avessero a cagionar tedio a Lei e ad altri, a me biasimo, mi sia di scusa l’aver preso la penna non per vanità, ma principalmente per suo amore. Dalla sua amicizia mi aspetto indulgenza se non per il mio lavoro, almeno per la propensità d’animo che mi ha suggerito il presente racconto. Voglia amarmi come l’amo.

Roma, nell’agosto 1851.
La sua
Teresa Giraud Spaur.



I.

Pellegrino Rossi.

Sino al giorno che Pellegrino Rossi cadde sotto il ferro dell’assassino, le cose a Roma non camminavano bene, nè erano sulla giusta via. Ma si aveva sempre dimostrato rispetto ed amore verso Pio IX, mentre ogni giorno gli si faceva sotto mano sempre maggior violenza ora con preghiere, ora col chiasso e colle grida. Ma da quel giorno, lo novembre, in cui l’infelice Rossi, trafitto a morte, cadde sulla scala del palazzo della Cancelleria, ove si tenevano le sedute del Parlamento romano, era rotto