Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/156

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giato il veleno, e tutti gli ostacoli che la mia prudenza cercò frapporre al loro amore, non servirono che ad irritarlo. Mio figlio, persuaso che sua sorella fosse sempre la stessa per lui, col pretesto di farsi costruire una tomba, fece preparare questa dimora sotterranea, nella speranza di trovare un dì o l’altro occasione di rapire il colpevole oggetto della sua fiamma, e qui condurlo. Approfittò della mia assenza per involare la sorella dal ritiro ove stava, ed è tal circostanza che il mio onore non mi permise di pubblicare. Dopo sì abbominevole azione, è venuto a rinchiudersi con lei in questo luogo da lui munito, come vedete, d’ogni specie di provvisioni, per potervi godere a lungo de’ suoi detestabili amori, che devono ispirar orrore all’universo. Ma il cielo non ha voluto soffrire tanta vergogna, e li ha entrambi giustamente puniti.» Ciò detto, proruppe in dirotto pianto, ed io mischiai le mie alle sue lagrime. Indi volti gli occhi su me: — Ma, mio caro nipote,» ripigliò egli abbracciandomi, «se perdo un figlio indegno, trovo per fortuna in voi chi degnamente potrà surrogarlo.» Le riflessioni ch’ei fece ancora sulla triste fine del principe e della principessa suoi figliuoli, ci strapparono nuove lagrime. Risalimmo per la medesima scala, ed usciti da quel luogo funesto, abbassammo la botola di ferro, e la coprimmo di terra e de’ materiali ond’era stato costrutto l’avello, affin di nascondere, per quanto stava in noi, un effetto sì terribile della collera divina.

«Non molto dopo il nostro ritorno al palazzo, senza che alcuno si fosse avveduto della nostra assenza, udimmo un confuso rumore di trombe, timballi, tamburi ed altri bellici strumenti. Un denso nembo di polvere, di cui era oscurata l’aria, ci manifestò in breve di che si trattava, annunziandoci l’arrivo d’un esercito formidabile. Era lo stesso visir che aveva detronizzato mio padre ed usurpati i suoi stati, il quale