Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/480

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suoi manoscritti, che racchiudevano il segreto di tutti i tesori nascosti. Già la discordia cominciava a dividerci, allorchè il vecchio sceik, che aveva istruito mio padre nella magia e delle scienze occulte, si profferse a servirci d’arbitro, e ne disse: — Figliuoli, questo libro m’appartiene; bisogna che quello di voi il quale desidera di possederlo, vada ad aprire il tesoro di Sciamardal, e me ne porti la sfera artificiale, la scimitarra, la scatola di Kohol ed il suggello. È codesto sigillo custodito da un genio, ii cui solo nome è spaventevole, e chi lo possiede non ha nulla da temere dalla potenza de’ principi, potendo a suo beneplacito sottomettere a suoi ordini la terra intiera. La sciabola distrugge in un solo istante tutto un esercito. La sfera artificiale mostra tutto ciò che accade in ciascun luogo dell’universo; basta farla girare per vedere quello' che si desidera. Volete ardere una città? mettete una scintilla nel sito dove questa trovasi indicata sul globo, ed all’istante medesimo diventerà preda delle fiamme, e così del resto. Finalmente, chi si frega gli occhi col Kohol, vede tutti i tesori nascosti sulla terra. Ma per aprire il tesoro di Sciamardal, bisogna prima impadronirsi dei figliuoli del re Rosso, che abitano in fondo del lago di Karun. Vostro padre tentò indarno di rendersene padrone; non fu se non dopo arduissimi calcoli, che scopersi essere, per influsso delle costellazioni, assolutamente necessario che un giovane del Cairo, chiamato Giuder, gettasse nel lago quello che volesse impossessarsi de’ due pesci. Comparirà sopra l’acqua un piede di chi perirà nell’impresa, e di quello che dee riuscire, si vedrà invece galleggiare una mano. —

«Risolvemmo tutti e tre di tentar l’avventura; il quarto nostro fratello, il preteso Giudeo, preferì restare al Cairo per esercitarvi il traffico, e convenimmo assieme di mandargli le nostre mule da compe-