Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/126

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L’alba venne ad interrompere la sultana, la quale ripigliò l’indomani il racconto in questi sensi:


NOTTE CCLIII


— Sire, entrato il re di Persia nel gabinetto, la regina Gulnara si fe’ recare una cassettina ed un po’ di fuoco da una delle sue donne cui tosto rimandò, dicendole di chiudere la porta. Quando fu sola, prese da una scatola un pezzo di legno d’aloè, lo gettò nella cassettina, e visto sorgerne il fumo, proferì alcune parole sconosciute al re, il quale osservava con grande attenzione ciò ch’ella faceva; e non avevale ancora terminate, che l’acqua del mare cominciò ad intorbidarsi. Il gabinetto dove trovavasi il re di Persia era disposto in modo ch’ei se ne potè accorgere attraverso la gelosia, guardando dalla parte delle finestre che aprivansi sul mare.

«Si spalancò finalmente a qualche distanza l’onda, e tosto se ne sollevò un giovane ben fatto e di bella statura, coi baffi color verde mare. Una dama avanzata in età, ma d’aria maestosa, sorse alquanto dietro di lui, con cinque giovani dame, che non la cedevano in bellezza a Gulnara.

«Questa affacciossi immediatamente ad una finestra, e riconobbe il re suo fratello, la regina sua madre e le cugine, le quali anch’esse la riconobbero. La brigata s’inoltrò, come portata sulla superfice delle acque, senza camminare, e quando furono tutti a riva, slanciaronsi leggermente l’un dopo l’altro sulla finestra, dov’era comparsa Gulnara, essendosene quindi ritirata per far loro luogo. Il re Saleh, la regina madre e le sue parenti l’abbracciarono con tenerezza e colle lagrime agli occhi, mano mano che entravano.