Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/156

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

138


nore e la fortuna d’essergli genero, ricevendovi di sua mano in isposa. Io v’ho già dedicato il mio cuore al solo racconto della bellezza e delle vostre attrattive, e lungi dal pentirmene, vi supplico di riceverlo, e persuadervi che non arderà mai se non per voi sola. Oso sperare che non lo ricuserete, considerando che un re uscito da’ suoi stati unicamente per offerirvelo, merita riconoscenza. Soffrite dunque, bella principessa, ch’io abbia l’onore di andarvi a presentare a mio zio. Appena il re vostro padre avrà dato il consenso al nostro matrimonio, egli lo lascerà, come prima, padrone de’ suoi stati. —

«La dichiarazione di Beder non produsse l’effetto ch’egli se ne aspettava. Non l’aveva la principessa appena veduto, che alla sua bella apparenza, all’aria, alla buona grazia colla quale erasele accostato, essa lo riguardò come persona che non le sarebbe dispiaciuta; ma quando seppe da lui medesimo esser egli la cagione della violenza usata a suo padre, del dolore ch’ella ne provava, dello spavento avuto da lei medesima per la propria persona, e della necessità cui videsi ridotta di darsi alla fuga, lo considerò come un nemico, col quale non doveva avere commercio veruno. D’altra parte, per quanta disposizione avesse di acconsentire da per sè al matrimonio ch’egli desiderava, giudicando che una delle ragioni avute in considerazione dal re suo padre per ricusare questo parentado, era quella d’essere Beder nato da un re della terra, risolse di sottomettersi intieramente, su tale riguardo, alla di lui volontà. Ma non volle però dimostrar nulla, del proprio rancore; immaginò soltanto un mezzo di liberarsi destramente dalle mani del giovane, e fingendo di vederlo con piacere: — Signore,» ripigliò colla maggior cortesia, «voi siete dunque il figliuolo della principessa Gulnara, tanto celebre per la sua stupenda bellezza?