Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/160

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duceva. — Figlia mia,» le disse, «non è per visitarmi che venite qui, ben me ne avveggo. Voi venite a chiedermi nuove del re vostro figliuolo, e quelle che io posso darvi non son buone se non ad alimentare la vostra afflizione al par della mia. Aveva provato un gran piacere vedendolo qui giungere con suo zio; ma quand’ebbi udito ch’era partito senza dirvene nulla, presi parte al dolore che ne avreste, sofferto.» Le fece poscia il racconto dello zelo col quale Saleh era andato a fare in persona la domanda della mano della principessa Giauara, e di ciò ch’era accaduto fin al momento in cui Beder ora scomparso. — Ho spedita molta gente alla sua ricerca,» soggiunse, «e mio figlio, testè partito per andar a governare il regno di Samandal, ha fatto pure da sua parte diligenti indagini: ma finora tutto invano; giova però sperare di rivederlo quando meno ce l’attenderemo. —

«La desolata Gulnara non si appagò alla prima di tale speranza, ritenne il suo caro figliuolo come perduto, e pianse amaramente, incolpando di tutto il fratello. Le dimostrò la madre la necessità di fare ogni sforzo onde non soccombere al dolore. — Vero è,» le diceva, «che vostro fratello Saleh non doveva parlarvi di quel matrimonio con sì poca precauzione, nè acconsentire giammai a condur via il re mio nipote senza prima darvene avviso. Ma siccome non v’ha certezza che il re di Persia sia perito, non dovete nulla trascurare per conservargli il regno. Non perdete dunque tempo; tornate alla vostra capitale: la vostra presenza v’è necessaria, e non vi sarà difficile tenere tutte le cose nello stato pacifico in cui sono, facendo pubblicare che il re di Persia si è degnato di venirci a trovare. —

«Non ci voleva meno d’una ragione sì forte come quella per obbligare la regina Gulnara ad arrendersi.