Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/179

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vegliava, ed il quale si avvide aver essa qualche disegno, finse di dormire, e stette attento alle sue azioni. Alzata che si fu, aprì una cassettina, d’onde cavò una scatoletta piena di certa polvere gialla, della quale presane alquanto, ne fece una striscia attraverso la stanza. Tosto quella striscia si cangiò in ruscello d’acqua limpidissima, con immenso stupore del re Beder, che ne tremò di spavento, e si sforzò vie maggiormente a fingere di dormire, per non far conoscere alla maga d’essere desto.»

Scheherazade essendosi fermata a queste parole, — Aimè! sorella,» sciamò Dinarzade, «quanto è infelice codesto principe! appena trovasi liberato da un sortilegio, eccolo subito esposto a subire una seconda metamorfosi! Vorrei ben sapere se ebbe la sorte di sottrarvisi. — Lo saprai,» rispose Scheherazade, «se il sultano, mio signore, lo permette.» Schahriar vi acconsentì, e la notte seguente ella ripigliò in questi sensi:


NOTTE CCLXIII


— Sire, la regina Laba attinse acqua di quel ruscello con un vaso, ne versò in un piatto dove stava un po’ di farina, e fece una pasta che manipolò per molto tempo; vi mise finalmente certe droghe che prese da varie scatole, e ne formò una focaccia, cui pose in una tortiera coperta. Siccome prima di tutto aveva acceso un gran fuoco, ne prese un po’ di brace, vi pose sopra la tortiera, e mentre la focaccia cuoceva, rimise al loro posto i vasi e le scatole ond’erasi servita; ed a certe parole ch’essa