Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/269

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Oggi io ho convitato i grandi del Cairo, ed eravamo a tavola, quando si venne ad avvisarmi del vostro arrivo. Sdegnereste, o principe, di venirvi a divertire con noi? — No, o signore,» rispose Zeyn; «sarò lietissimo di far parte della vostra compagnia.» Subito Mobarec lo condusse in una sala dove trovavansi gli ospiti, e fattolo sedere a mensa, cominciò a servirlo. I grandi del Cairo ne rimasero maravigliati, e dicevansi sottovoce fra loro: — Oh! chi è mai quello straniero che Mobarec serve con tanto rispetto? —

«Quand’ebbero mangiato, Mobarec prese a dire: — Grandi del Cairo, non vi sorprenda l’avermi veduto servire in cotal guisa questo giovane straniero. Sappiate ch’egli è il figliuolo del re di Balsora, mio padrone. Suo padre mi comprò co’ propri suoi denari. Egli è morto senza avermi data la libertà, laonde sono ancora di lui schiavo, e per conseguenza tutti i miei beni appartengono di diritto a questo giovane principe, suo unico erede (1).» Zeyn, a questo passo, lo interruppe. — O Mobarec!» gli disse; «dichiaro davanti a tutti questi signori, che fin da questo momento siete libero, e rinuncio per sempre alla vostra persona ed a tutto ciò che voi possedete; ditemi inoltre cosa volete ch’io vi dia.» A tale discorso baciò Mobarec la terra, e fece al principe grandissimi ringraziamenti. Fu quindi portato il vino: ne bevvero tutto il giorno, e verso sera furono distribuiti i regali d’uso ai convitati, che tutti si ritirarono.

«Alla domane, Zeyn disse a Mobarec: — Mi sono riposato abbastanza. Io non son venuto al Cairo per vivere in mezzo ai piaceri; bramerei avere la nona statua. È tempo che partiamo per andarla a conquistare. — Signore,» rispose il vecchio, «son pronto a

  1. Secondo la legislazione musulmana, tutti gli averi dello schiavo appartengono al padrone.