Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/315

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«— O mio caro figlio! luce degli occhi miei! ti ho dunque perduto per sempre? —

«Ed accompagnò le parole coi sospiri, bagnando di lagrime la tomba. Piansero anche i cortigiani al suo esempio, e poscia, chiusa la porta, tutti tornarono alla città. Il giorno appresso si fecero pubbliche preci nelle moscece, continuandole otto giorni di seguito.

«Il nono, il re risolse di far troncare il capo ai principi suoi figliuoli; tutto il popolo, sdegnato del trattamento da essi fatto al fratello Kodadad, sembrava aspettarne impaziente il supplizio. Si cominciarono ad erigere i patiboli; ma furono costretti a rimetterne l’esecuzione a miglior tempo, essendosi d’improvviso sparsa la notizia che i principi vicini, i quali avevano già fatta la guerra al re di Harran, avanzavansi con forze più poderose della prima volta, e non istavano molto lontani dalla città. Era già qualche tempo che si sapeva ch’essi preparavansi alla guerra, ma non aveasi badato ai loro preparativi; quella nuova cagionò universale costernazione, e somministrò occasione di piangere di nuovo Kodadad, essendosi il principe segnalato nella precedente campagna contro i medesimi nemici. — Ah!» dicevano; «se il generoso Kodadad vivesse ancora, poco ci calerebbe di quei principi che vengono a sorprenderci.» Intanto il re, invece di abbandonarsi al timore, levata gente in fretta, forma un esercito rispettabile, e troppo coraggioso per attendere i nemici entro le mura, esce dalla città e marcia loro incontro. I nemici, da parte propria, avendo saputo dagli scorridori che il re di Harran avanzavasi per combatterli, si fermarono in una pianura, schierando le soldatesche in ordine di battaglia.

«Non appena ebbeli il re scoperti, che ordina anch’egli e dispone le sue truppe alla pugna, fa suo-