Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/342

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«Ritirando prontamente la mano: — Non dormo, no,» disse subito Hassan, «non dormo certo. Per qual miracolo dunque son io divenuto califfo in una notte? Ecco la cosa più sorprendente e maravigliosa del mondo!» Rivolgendosi poscia alla stessa dama: «Non mi celate la verità,» soggiunse, «ve ne scongiuro per la protezione di Dio, nel quale avete fiducia al par di me. È proprio vero ch’io sia il Commendatore de’ credenti? — È tanto vero,» rispose la dama, «che vostra maestà è il Commendatore dei credenti, che noi abbiam motivo, quanti siamo qui vostri schiavi, di maravigliarci ch’ella voglia credere di non esserla. — Siete una bugiarda,» riprese Abu Hassan; «ben so io quello che sono. —

«Accortosi il capo degli eunuchi che Hassan voleva alzarsi, gli presentò la mano, e lo aiutò a scendere dal letto. Appena fu in piedi, la stanza eccheggiò del saluto che tutti gli ufficiali e le dame gli fecero nello stesso tempo con un’acclamazione in questi termini: — Commendatore de’ credenti, conceda Iddio il buon giorno a vostra maestà.

«— Ah cielo, qual maraviglia!» sciamò allora il mistificato. «Iersera era Abu Hassan, e questa mattina sono il Commendatore de’ credenti. Non comprendo nulla d’un cangiamento sì repentino e sorprendente!» I cortigiani, destinati a tal ministero, lo vestirono subito, e quand’ebbero finito, siccome gli altri officiali, le dame e gli eunuchi eransi disposti in due file sino alla porta per la quale doveva entrare nella sala del consiglio, Mesrur procede innanzi, ed Abu Hassan lo seguì. Sollevata la portiera, ed aperta da un usciere la porta, Mesrur entrò nella camera del consiglio, camminando sempre davanti a lui sino appiè del trono, dove, fermatosi, lo aiutò a salire, prendendolo sotto all’ascella da un lato, mentre un secondo officiale, che lo seguiva, aiutavalo nella stessa guisa dall’altro.»