Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/395

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«— Di morire amendue!» interruppe Nuzhatul-Auadat. «Morite, se v’aggrada, voi solo; quanto a me non sono stanca di vivere, e non intendo, non ve l’abbiate a male, di morire nemmeno così presto. Se non avete altri mezzi da propormi, potete eseguirli da per voi, chè vi assicuro che non me ne immischierò affatto.

«— Siete donna,» ripigliò Abu Hassan, «voglio dire d’una vivacità e prontezza sorprendenti: appena mi date il tempo di spiegarmi. Ascoltatemi dunque un momento con pazienza, e quindi vedrete che anche voi bramerete morire della medesima morte della quale voglio morir io. Ben comprendete che non intendo parlare d’una morta vera, ma d’una finta.

«— Ah! così va bene,» interruppe nuovamente Nuzhatul-Auadat; «quando non si tratta che d’una morte finta, sono tutta a voi. Potete contare su di me; sarete testimonio dello zelo, col quale vi seconderò nel morire a questa foggia; poichè, a dirvela francamente, ho un’invincibile ripugnanza a morir così presto nel modo che poco fa l’intendeva,

«— Or bene, sarete soddisfatta,» continuò Abu Hassan; «ecco come la intendo per riuscire nel mio proposito. Io farò il morto: voi subito prenderete un lenzuolo, e mi farete i funerali, come se lo fossi veramente. Mi metterete in mezzo alla camera nel modo che si usa, col turbante sul viso, ed i piedi rivolti verso la Mecca, bell’e pronto per essere portato al luogo della sepoltura. Disposta così ogni cosa, manderete le grida e verserete le lagrime solite in simili occasioni, lacerandovi gli abiti e svellendovi i capelli, od almeno fingendo di strapparveli, ed andrete tutta in pianto e coi capelli sparsi a presentarvi a Zobeide. Vorrà la principessa sapere il motivo delle vostre lacrime, e quando ne l’avrete informata con parole