Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/429

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«La nutrice di Zobeide intanto, ad onta della vecchiaia, aveva sollecitato, tornando, il passo ancor più che non avesse fatto nell’andare; il piacere di portar alla principessa la buona nuova, e più ancora la speranza d’una bella ricompensa, la fecero giungere in breve tempo; entrata quasi senza fiato nel gabinetto della principessa, le rese conto della sua commissione, e raccontò con ingenuità a Zobeide quello che aveva veduto.

«Ascoltò questa il rapporto della nutrice con un piacere de’ più sensibili, e ben lo dimostrò, imperocchè appena ebbe colei finito, essa le disse con accento denotante causa vinta: — Racconta dunque la medesima cosa al Commendatore de’ credenti, che ci considera come sprovvedute di senso comune, ed il quale vorrebbe così darci ad intendere che non abbiamo nessun sentimento di religione, nè verun timore di Dio. Dilla a quel malvagio schiavo negro, il quale ha l’insolenza di sostenermi una cosa che non è, e ch’io so meglio di lui.»


NOTTE CCCVIII


L’indomani, la sultana delle Indie, svegliata dalla sorella, continuò in tali termini:

— Mesrur, il quale erasi aspettato che la gita della nutrice ed il rapporto ch’ella farebbe sarebbergli stati favorevoli, rimase vivamente mortificato perchè ne fosse riuscito il contrario. D’altronde, sentivasi punto al vivo dall’eccesso di collera da Zobeide contro di lui concepita per un fatto di cui credevasi certo più di verun altro. Talchè fu lieto d’aver l’oc-