Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/503

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plico, per quella tenerezza che v’indusse a procurarmi tal onore, a far aggradire al sultano che il nostro matrimonio sia dichiarato nullo. —

«Per quanto grande fosse l’ambizione del gran visir di vedere il figlio genero del sultano, pure la ferma risoluzione in cui lo vide di separarsi dalla principessa, fece che non istimasse a proposito di proporgli d’aver pazienza almeno alcuni giorni per provare se quel travaglio non avesse un termine. Lo lasciò, e corse a portar la risposta al sovrano, al quale confessò di buona fede la cosa essere pur troppo vera, dopo ciò che ne aveva udito dal proprio figliuolo; senza poi attendere che il sultano gli parlasse di rompere il matrimonio, cosa alla quale ben vedeva ch’era anch’egli disposto, lo supplicò di permettere che suo figlio si ritirasse dal palazzo, e tornasse presso di lui, adducendo a pretesto non esser giusto che la principessa rimanesse un momento di più esposta, per amore del proprio figlio, a quella orribile persecuzione.

«Non provò il gran visir veruna difficoltà a veder esaudita la sua domanda. Da quel momento il sultano, che aveva già risoluta la cosa, diede gli ordini onde far cessare le feste nel palazzo e nella città, ed anche in tutta l’estensione del regno, dove fece spedire comandi contrari ai primi; ed in breve cessarono per la città e nel regno tutte le dimostrazioni di gioia e di pubblica allegrezza.»