Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/540

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— Sono curioso di sapere,» disse il sultano a Scheherazade, che la comparsa del giorno aveva interrotta in quel passo, «se quel perfido negromante pervenne a rovinare la felicità di Aladino. — Vi pervenne di certo,» rispose la sultana, «ma il suo trionfo fu di breve durata, come vostra maestà potrà avvedersene, qualora mi permetta di proseguire questa storia.» Schahriar si alzò senza parlare, onde andar a presiedere il consiglio.


NOTTE CCCXXXIII


Scheherazade, continuando a volgersi al sultano: — Sire, si trattava di sapere ove fosse la lucerna; se Aladino la portasse indosso od in qual luogo la custodisse, ed era ciò che il mago affricano dovea scoprire mediante un’operazione di geomanzia. Giunto dunque all’alloggio, prese il quadrato e la sabbia, che portava in tutt’i suoi viaggi, ed ultimata l’operazione, conobbe che la lucerna trovavasi nel palazzo di Aladino; della quale scoperta provò colui tanto giubilo, che non capiva più in se medesimo. — L’avrò questa lucerna,» disse, «e sfido Aladino ad impedirmi di rapirgliela, e farlo tornare a quella bassezza d’onde spiccò sì alto il volo. —

«La disgrazia di Aladino volle che allora ei fosse andato a caccia per otto giorni, ed esserne partito da tre di soli, ed ecco in qual modo il mago ne fu informato. Quand’ebbe finita l’operazione che gli aveva messa tanta allegrezza, andò a trovare il custode del khan, sotto pretesto di discorrere seco lui, e ne avea uno naturalissimo che non era mestieri condurre