Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/570

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

156


col mago, stato riconosciuto da due delle sue donne e dall’eunuco che aveva fatto il cambio della lucerna, quand’ebbe l’ardire di venir a presentarsele per la prima volta dopo il successo dell’audace sua impresa, proponendole di sposarla; finalmente della persecuzione sofferta sino all’arrivo di Aladino; delle misure prese unitamente per togliergli la lucerna che portava indosso; come vi fossero riusciti, ella in ispecial guisa, abbracciando il partito di dissimulare con lui ed invitarlo a cena, ed infine narrò della coppa piena di vino avvelenato che avevagli propinato. — Quanto al resto,» conchiuse, «lascio ad Aladino l’incarico di narrarvelo. —

«Il giovane aveva ben poco da aggiungere. — Quando,» gli raccontò, «m’ebbero aperta la porta segreta, e che, salito alla sala delle ventiquattro finestre, ebbi veduto il traditore morto sul sofà per la violenza della polvere; siccome non conveniva che la principessa si trattenesse più oltre in quel luogo, la pregai a discendere nel di lei appartamento con tutte le donne e gli eunuchi. Rimasto allora solo, e tolta dal seno del mago la lucerna, mi servii del medesimo segreto ond’erasi egli servito per trasportare questo palazzo nel rapire la principessa; feci in modo che l’edificio si trovasse al posto di prima, ed ebbi la bella sorte di ricondurre a vostra maestà la figliuola sua e mia consorte, come mi aveva comandato. Non dico alla maestà vostra se non la pura verità, e se vuol prendersi l’incomodo di salire sino al salone, vi vedrà il mago punito come meritava. —

«Per assicurarsi perfettamente del vero, alzossi il sultano, e salito alla sala, quand’ebbe veduto il mago freddo morto, col volto già livido per la forza del veleno, abbracciò con molta tenerezza il genero, dicendogli: — Figlio, non mi serbate rancore del contegno tenuto con voi; l’amore paterno mi vi costrinse,