Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/612

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contraffatta, e che i buoni costumi, l’educazione e la saggia condotta correggano qualche leggera imperfezione fisica che potesse avere.

«La prima volta che vidi mia moglie a faccia scoperta in casa mia, dopo avervela condotta colle consuete cerimonie, mi rallegrai vedendo che non m’avevano ingannato nel rapporto fattomi della sua beltà; la trovai di mio gusto, e mi piacque.

«Alla domane del nostro matrimonio, ci fu servito un pranzo di parecchi cibi; mi recai dov’era la mensa, e non trovandovi mia moglie, la feci chiamare. Giunse, dopo avermi fatto aspettare a lungo: io dissimulai la mia impazienza, e ci ponemmo a tavola.

«Cominciai dal riso, che presi con un cucchiaio, secondo il solito. Mia moglie, per lo contrario, in vece di servirsi di cucchiaio, come facciamo tutti, cavò da un astuccio, che teneva in tasca, una specie di stuzzicorecchio, col quale cominciò a prendere il riso e recarselo alla bocca granello per granello, non potendone contener di più.

«Sorpreso di quel modo di mangiare: — Amina,» le dissi (era questo il suo nome), «avete imparato nella vostra famiglia a mangiare il riso di tal foggia? Fate così per essere di poco appetito, oppure volete contarne i granelli alfin di non mangiarne di più una volta dell’altra? Se operate così per economia e per insegnarmi a non esser prodigo, non dovete da questo lato temer di nulla; posso assicurarvi che così non ci rovineremo mai più. Abbiamo, grazie a Dio, di che vivere agiatamente senza privarci del necessario. Non abbiate riguardo, e mangiate al par di me. —

«L’accento affabile con cui le facea simili rimostranze pareva dovessemi procurare qualche risposta cortese: ma senza dirmi una sola parola, ella conti-