Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/623

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

205


guire da questo cane si raro che forma la maraviglia di Bagdad. Che cosa ne dite, figliuola? mi sono ingannata nella mia congettura?

«— No, madre mia, non vi siete ingannata,» rispose la giovane, «ed eccomi a dimostrarvelo. —

«La donzella si alzò, prese un vaso pieno d’acqua nel quale immerse la mano, e versandomela addosso, disse:

«— Se sei nato cane, resta cane; ma se nascesti uomo, in virtù di quest’acqua ripiglia la primiera forma, —

«All’istante fu rotto l’incanto; perdetti la figura di cane, e tornai uomo come prima.»


NOTTE CCCLI


— «Penetrato dalla grandezza di simile benefizio, mi gettai appiè della donzella, e baciatole il lembo della veste: — Mia cara liberatrice,» le dissi, «sento così vivamente l’eccesso della vostra impareggiabile bontà verso uno sconosciuto qual io sono, che vi supplico di dirmi che cosa possa fare per dimostrarvene degnamente la mia riconoscenza, o piuttosto disponete di me come d’uno schiavo che a giusto titolo v’appartiene; non sono più padrone di me, ma vostro servo; ed affinchè sappiate chi sia colui che liberaste, vi narrerò in poche parole la mia storia. —

«Allora, dettole anzitutto chi fossi, le feci il racconto del mio matrimonio con Amina, della mia compiacenza e pazienza a tollerare il suo umore delle sue maniere tutte straordinarie, e dell’indegnità colla