Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/624

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quale avevami trattato con inconcepibile malvagità; terminai ringraziando la madre dell’inesprimibile felicità che aveami procurata.

«— Sidi Numan,» mi disse la figlia, «non parliamo dell’obbligazione che dite d’avermi: la sola soddisfazione di aver fatto piacere ad un uomo onesto come voi, mi tien luogo d’ogni riconoscenza. Parliamo d’Amina vostra moglie: l’ho conosciuta prima del vostro matrimonio, ed essendomi noto che era maga, essa neppur ignorava ch’io aveva qualche cognizione nell’arte medesima, avendo preso entrambe lezioni dalla medesima maestra. C’incontravamo anche di sovente al bagno; ma siccome gli umori nostri non si accordavano, cercava sempre di evitare ogni occasione d’aver con lei veruna intimità; ed in ciò mi fu tanto meno difficile di riuscire, in quanto che, per la ragione medesima, ella evitava, dal canto suo, di averne con me. Non sono dunque sorpresa della sua malvagità. Per tornare a ciò che vi risguarda, quello che feci per voi non basta; voglio terminare quanto ho si ben cominciato. Infatti, non basta aver rotto il sortilegio col quale ella vi aveva sì barbaramente escluso dalla società degli uomini; bisogna che ne la puniate come merita, rientrando in casa vostra, onde riprendervi l’autorità che v’appartiene, ed io voglio darvene i mezzi. Trattenetevi con mia madre: torno subito. —

«La mia liberatrice entrò in un gabinetto, ed io intanto ebbi tempo di dimostrare nuovamente alla madre quanto fossi grato a lei, non meno che alla sua figliuola.

«— Mia figlia, come vedete,» mi diss’ella, «non è meno di Amina esperta nell’arte magica; ma ella ne fa si buon uso, che stupireste al sapere tutto il bene da lei oprato, e che opra quasi ogni giorno, mediante le sue cognizioni. È perciò ch’io la lasciai