Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/625

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fare, e far la lascio anche di presente, ma non lo permetterei se mi accorgessi che ne abusasse nella minima cosa. —

«La madre aveva cominciato a narrarmi qualcuna delle maraviglie delle quali era stata testimonio, allorchè la figliuola tornò con in mano un piccolo fiasco.

«— Sidi Numan,» mi disse, «i miei libri or consultati, m’insegnano che Amina non trovasi in questo istante in casa vostra, ma deve di momento in momento tornarvi. M’insegnano parimenti che la dissimulata finge, dinanzi a’ vostri servi, d’essere inquieta per la vostra assenza; ha dato lor ad intendere che, pranzando con voi, vi ricordaste d’un affare che vi obbligò ad uscire senza dilazione di casa; che, sortendo, lasciaste la porta aperta, e che essendo entrato un cane e venuto sin nella sala ov’ella finiva di pranzare, lo aveva scacciato a furia di bastonate. Tornate dunque, senza perder tempo, a casa vostra coll’ampolla che qui vedete, e ch’io vi consegno. Quando vi abbiano aperto, attendete nella vostra stanza che Amina rientri: essa non si farà aspettar molto. Rientrata che sia in casa, scendete nella corte, e presentatevi a lei faccia a faccia. Nella sua sorpresa di rivedervi contro ogni aspettazione, vi volterà la schiena per prendere la fuga; allora buttatele addosso l’acqua di quest’ampolla, cui terrete pronta, e nel tempo stesso, pronunciate arditamente queste parole:

«— Ricevi il castigo della tua malignità.

«Non vi dico di più: voi ne vedrete l’effetto. —

«Dopo codeste parole della mia benefattrice, che non dimenticai, siccome nulla più mi tratteneva colà, presi commiato da lei e dalla sua madre, con tutte le proteste della più sincera gratitudine ed una dichiarazione egualmente sincera di ricordarmi eternamente dell’obbligo che loro aveva, e tornai a casa.