Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/627

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NOTTE CCCLII


— Sire, quando il califfo vide che Sidi Numan non aveva più nulla da aggiungere: — La tua storia è singolare,» gli disse, «e la malignità di tua moglie inescusabile; perciò non condanno assolutamente il castigo che le facesti provare sino ad oggi; ma pur voglio che tu consideri quanto grande sia il suo supplizio di vedersi ridotta alla condizione de’ bruti, e desidero che ti contenti di lasciarle far penitenza in quello stato. Ti ordinerei anche di rivolgerti alla giovane maga che ti diede il modo di eseguire siffatta metamorfosi, onde far cessare l’incanto, se note non mi fossero l’ostinazione e la durezza incorreggibili dei maghi e delle maghe che abusano dell’arte loro, e non temessi dall’altro canto un effetto di sua vendetta contro di te assai più crudele del primo. —

«Il califfo, naturalmente benigno e pietoso verso quelli che soffrono, anche secondo i loro meriti, avendo così dichiarato il proprio volere a Sidi Numan, si rivolse al terzo fatto chiamare dal gran visir Giafar, e:

«— Kodjah Hassan,» gli disse, «passando ieri davanti alla tua casa, ella mi parve sì magnifica, che mi destò la curiosità di sapere a chi appartenesse. Mi dissero che tu l’avevi fatta fabbricare dopo aver esercitato un mestiere che ti produceva appena da vivere; soggiunsero inoltre che, ricordandoti sempre di ciò ch’eri, facevi buon uso delle ricchezze a te concesse da Dio, e che i tuoi vicini dicevano mille beni di te. Tutto ciò mi fa piacere,» soggiunse il califfo, «e sono persuaso che le vie per le quali piacque alla Provvi-