Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/771

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NOTTE CCCXC


— La principessa di Bengala era piena d’allegrezza inesprimibile vedendosi in sì poco tempo liberata dalla persecuzione d’un uomo che non potea mirar senza orrore, e si lusingava che il sultano di Cascemir avrebbe messo il colmo alla propria generosità, rimandandola al principe di Persia quando avessegli detto in qual modo apparteneva al giovane, e lo supplicasse a farle tal grazia: ma era ben lontana dal vedere il compimento delle concepite speranze.

«In fatti, il re di Cascemir aveva determinato di sposarla il giorno appresso, facendone annunziare le feste sin dal sorgere dell’aurora col suono de’ timballi, de’ tamburi, delle trombe ed altri stromenti propri ad inspirare la gioia, che rimbombavano non solo nel palazzo, ma ben anco per tutta la città. Risvegliata la principessa di Bengala allo strepito di que’ tumultuosi concenti, ne attribuì l’origine a tutt’altro motivo fuor di quello per cui faceansi sentire. Ma quando il sultano, il quale avea dato ordine d’avvertirlo appena la giovane fosse in grado di ricever visita, si fe’ introdurre presso la donna, e che dopo essersi informato della di lei salute, l’ebbe detto che i suoni cui udiva, erano per rendere più solenni le loro nozze, pregandola a parteciparvi, ella ne fu tanto costernata, che svenne.

«Le donne della principessa, che trovavansi presenti, accorsero in di lei aiuto, ed il sultano medesimo si adoperò a farla rinvenire; ma ella rimase assai tempo in quello stato prima di riprendere gli

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